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Le multinazionali gettano gli utenti fra le braccia della pirateria Web

Le multinazionali gettano gli utenti fra le braccia della pirateria Web

Dopo una prima riflessione sullo stato della pirateria in Italia la nostra visione dell’illecito ma da diversa angolazione

Nel 2018 gli atti di pirateria compiuti nel mondo Web risultano in linea col passato per la mancanza di controllo e contrasto da parte di FAPAV e del comparto industriale dell’Home Video. L’assenza (totale o con qualità tecnica ridicola) di produzioni nel nostro Paese, per colpa e merito di tutti, ha favorito il radicamento dell’illecito guadagno. Assenza di cultura, ignoranza, possibilità di agire indisturbati almeno sul fronte download spinge ad agire illegalmente.Le multinazionali gettano gli utenti fra le braccia della pirateria WebOrmai siamo a considerare quasi normale e accettabile che il singolo utente venga lasciato (legalmente) in pace, con siti che arrivano a offrire (anche) gratuitamente produzioni (evidentemente considerate minori dai referenti dell’industria per l’Italia) presenti nei cataloghi Home Video di altre nazioni.

Esiste un sottobosco non quantificabile di appassionati che colleziona regolarmente la copia fisica, abbonato a uno o più servizi streaming legali o canali dedicati che comunque arricchisce la propria library attraverso il liquido pirata con titoli non presenti sul mercato italiano o comunque diversi rispetto alla pubblicazione locale. ‘Fattorie’ di hard disk e Blu-ray masterizzati con un patrimonio cinematografico inedito rilanciando il mercato dei supporti fisici di archiviazione.

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Per rendersi conto della scarsa considerazione che l’industria dell’Home Video ha del mercato italiano basti osservare i titoli UHD/4K da noi venduti, al 99% privi di traccia audio ad alta risoluzione: viene privilegiato solo l’inglese a oggetti (DTS: X, Dolby ATMOS), a volte il tedesco, mentre l’italiano resta al palo con la vecchia codifica Dolby Digital o quando va bene un DTS lossy. All’interno del medesimo prodotto in genere il secondo disco Blu-ray 2K offre un’altra traccia italiana, tecnicamente competitiva solitamente in DTS-HD Master Audio ad alta risoluzione.

In alcuni casi la versione UHD/4K non viene nemmeno pubblicata, come accaduto per esempio con Black Panther di Walt Disney Studios HE, disponibile altrove ma non in Italia. Questo atteggiamento in special modo delle multinazionali statunitensi ha innescato la fantasia italiana: si preleva la traccia ad alta risoluzione dal Blu-ray 2K, il film dal disco 4K, le si sincronizza ottenendo una versione enhanced tutta nostrana e (quasi) gratuita.

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Una delle peggiori (e reiterate) pubblicazioni Blu-ray di un’opera cult

In parte trattasi di operazioni compiute per mera rivalsa morale nei confronti della distribuzione di prodotti dove la nostra lingua e il nostro Paese, sempre più fanalini di coda commerciali, non hanno peso e come tali vengono considerati. In parte, ed è tipico degli italiani che individuano zone d’ombra del mercato, il volume in crescita di materiale tarocco ha consentito di porre le basi per un vero e proprio mercato parallelo di cui certo non andare fieri.

Un blu-ray che esce sul nostro territorio con una qualità visiva discutibile, invasivi filtri digitali di riduzione del rumore video (Predator di McTiernan su tutti), compressione elevata e/o mal distribuita per mano di ‘cantinari’ che offrono authoring a prezzi ridicoli, singolo strato BD-25 invece del doppio strato BD-50 e una ridicola traccia audio locale non può soddisfare i nostri appassionati cinefili perché il film è privato di dignità tecnica e artistica.

Per sopperire a questo handicap viene recuperata una versione estera, ritenuta tecnicamente più coerente, sincronizzata con la traccia audio italiana e caricata sul Web, a volte addirittura donata agli appassionati senza alcun ritorno economico (a meno che il solito furbetto facendola propria la metta in vendita altrove).

Le multinazionali gettano gli utenti fra le braccia della pirateria WebCi sono produzioni cinematografiche che per ragioni anche legali in Italia non hanno (più) motivo di esistere, film che dopo la sala hanno avuto uno sparuto passaggio TV o edizione su videocassetta o DVD per poi finire in moratoria. Il bellissimo Come due coccodrilli di Giacomo Campiotti (nomination Golden Globe 1996 e David di Donatello a Giancarlo Giannini) è da anni nelle mani di una banca che probabilmente non sa nemmeno di averlo fra le sue proprietà. Avevamo avuto modo di parlare a suo tempo col regista il quale, sconsolato, temeva per lo stato di conservazione del negativo del film. Per breve tempo è stato disponibile in DVD ma sul mercato australiano.

Cosa fare quindi nel momento in cui l’opera che interessa è al centro di contenziosi legali? E poi per quale motivo l’appassionato deve subire un diverso doppiaggio rispetto all’uscita cinema? Da anni si trascinano trascrizioni apocrife di centinaia di opere come per esempio Grease, La febbre del sabato sera, L’infernale Quinlan, Il giorno più lungo, Incontri ravvicinati del III° tipo.

Sintomatica la pubblicazione su DVD (replicata poi su Blu-ray) di Inferno di cristallo che non è mai stato disponibile in copia fisica con l’originale cartello di doppiatori dell’epoca. Eppure nelle edizioni VHS, Betamax e nei passaggi TV quelle voci ci sono eccome! Anche qui l’esercito dei cinefili del Web ha risolto…

L’offerta audio per Salvate il soldato Ryan nell’edizione UHD nostrana, l’italiano in giurassico Dolby Digital purtroppo anche sul Blu-ray 2K

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E allora si preleva la traccia analogica dalla videocassetta originale o copia del passaggio TV e la si va a sincronizzare con le immagini del Blu-ray 2K risolvendo il torto artistico e aggirando i blocchi legali. Per quale motivo si deve essere costretti ad ascoltare con una qualità tecnicamente inferiore opere come Il gladiatore o Salvate il soldato Ryan su disco 4K senza beneficiare di un’offerta tecnica al pari di quella inglese o tedesca?

Ben 5 le versioni per L’infernale Quinlan nella pubblicazione britannica su Blu-ray! 

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Non meno importante il pensiero, al netto della retorica di fondo, sulla brutta fine che rischia di fare l’industria dell’hardware. Che senso ha spendere un fiume di denaro per allestire un impianto Home Theater 11.1 canali Dolby ATMOS se poi il mercato ha offerte esclusivamente in lingua inglese?

Il nostro mercato dell’Home Video non è (solo) gestito da associazioni a delinquere che lucrano sull’altrui proprietà intellettuale ma come si è dimostrato la pirateria esiste ed è fomentata per le scellerate decisioni delle divisioni Home Video delle grandi case cinematografiche, aziende che tendono a trattare gli italiani come clienti da spremere e non da conquistare e rispettare, come invece fanno spesso gli indipendenti.

Sons of anarchy – A sinistra il box italiano solo DVD, a destra l’edizione speculare britannica ma Blu-ray

Le multinazionali gettano gli utenti fra le braccia della pirateria Web

Essere cinefili e appassionati di Home Video implica spesso la presenza nella propria collezione di materiale con la migliore traccia audio e video. Da tempo circolano sul Web versioni Full HD con traccia italiana presa dal vecchio supporto digitale DVD di serie TV come Fargo e Sons Of Anarchy mentre l’offerta locale di 20th Century Fox HE è solo a definizione video SD su DVD. Si è perso ormai il conto di quante opere sono state pubblicate in Italia senza la giusta cura tecnica, altrettante tutt’ora latitanti di cui se va bene si ha memoria solo in formato analogico.

L’esplosione dell’Home Video, quella dei ‘ruggenti’ anni analogici, in Italia giunse a inizio ’80, periodo in cui non esistevano offerte diverse da quelle della TV generalista, le aziende producevano materiale in massa eppure per recuperare certi titoli bisognava comunque rivolgersi all’estero, pagando salata la propria passione.

Ricordiamo le 80.000 lire sborsate per vedere su VHS il primo Evil Dead di Sam Raimi, che già era venduto in Gran Bretagna e da noi nemmeno si sapeva se sarebbe uscito al cinema, le 200.000 lire per recuperare su LaserDisc Sunchaser – Verso il sole di Michael Cimino in una rara stampa australiana, ovviamente priva dell’italiano.

Le multinazionali gettano gli utenti fra le braccia della pirateria Web

Stante la situazione, vista la brutta piega che il mercato dell’Home Video italiano ha intrapreso iniziando a escluderci da uscite anche molto importanti (che tratteremo in un prossimo articolo), va da se che il futuro costringerà gli amanti del fisico a volgere lo sguardo cinefilo altrove, recuperando (legalmente) nella sola lingua originale l’opera di interesse.

In tal caso gli utenti (grazie anche alla rete sempre più veloce) si sentiranno ancor più legittimati a sperare che qualche benefattore o approfittatore immetta la versione localizzata in italiano sul mercato nero del Web, salendo ancora una volta sul vascello della pirateria battente bandiera nera.

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