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Realtà aumentata, ultima frontiera

realtà aumentata apre

Dopo anni di pausa, la realtà aumentata sembra aver imboccato la strada maestra. Prima Apple e ora Google hanno rilasciato i framework per gli sviluppatori. Risultato? Le app, da semplici giochi si stanno trasformando in straordinari strumenti di e-marketing.

Sembra trascorsa un’era da quando, nella primavera del 2012, Sergej Brin, cofondatore di Google, si faceva immortalare mentre indossava un prototipo di Smart Glass, i primi occhiali intelligenti destinati ad aprire un mercato totalmente nuovo. Ci riferiamo alle tecnologie immersive delle quali fanno parte la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR). Un mondo che a sei anni di distanza da quel primo tentativo, promette moltissimo, ma del quale solo ora si iniziano a vederne con precisione i contorni.

L’esperimento degli occhiali intelligenti di Google abortì pochi anni dopo, più per la mancanza di una motivazione reale per indossarli che non per le questioni legate al prezzo, al design, alla privacy o al fastidio fisico che derivava dall’uso prolungato. Senza applicazioni utili o divertenti, l’hardware serve a poco. Salvo ambiti applicativi specifici di natura tecnica e scientifica (Epson, per esempio non ha mai smesso di sviluppare la propria soluzione destinata al mondo dell’industria), la realtà aumentata è rimasta al palo per qualche anno, per poi tornare prepotentemente alla ribalta delle cronache (non solo tecnologiche). Il motivo? Semplice, le funzionalità AR (augmented-reality) che aggiungono elementi virtuali alla realtà, sono state integrate direttamente negli smartphone di nuova generazione, potenti a tal punto da gestire perfino applicazioni di intelligenza artificiale.

Sviluppare contenuti

realta aumentata appleAd aprire le danze, ancora una volta, è toccato ad Apple che, smentendo quanto è stato scritto dopo la prematura scomparsa di Steve Jobs, non ha mai smesso di innovare. Giusto un anno fa, in concomitanza con il rilascio di iOS 11, l’azienda di Cupertino inserì direttamente nel cuore del sistema operativo le funzionalità per accedere alle applicazioni di realtà aumentata.

Qualche tempo prima, Apple rendeva disponibile ARKit, il framework che avrebbe permesso alla folta e solida comunità di sviluppatori indipendenti di creare applicazioni AR per iPhone e iPad.

Apple, dunque, non si è preoccupata tanto di studiare il modo di visualizzare i contenuti, demandando ai propri terminali il compito di farlo, ma di avviare il mondo del software nella certezza che le menti più pronte e innovative tra gli esperti del software sarebbero riuscite a partorire la o le cosiddette killer application. Non sappiamo se sia riuscita nell’intento perché è trascorso un lasso di tempo minimo. Sappiamo di certo che nel giro di pochi mesi la grande macchina delle app, alla base del successo planetario di Apple, si è messa in moto.

Tanto che nel giro di pochi mesi l’Apple Store si è popolato di decine di applicazioni AR. Nei primi mesi del 2018 l’azienda ha addirittura aperto una pagina web all’interno del proprio sito nella quale raccoglie informazioni e altro materiale proveniente dalle “terze parti”, gli sviluppatori indipendenti. Facendo una navigata veloce si percepisce subito un elemento di novità e di rottura rispetto al cliché che da subito ha ancorato la nuova generazione di app AR ai videogiochi. D’altronde le aziende che operano nel settore del gaming sono le prime a battere i nuovi sentieri tecnologici, e l’esperienza di Pokémon Go, da questo punto di vista, è esemplare.

Superpoteri quotidiani

American AirlinesLa novità, dicevamo, è che sul sito dedicato alle applicazioni AR di Apple non ci sono solo i giochi, ma le applicazioni che Apple stessa definisce veri superpoteri quotidiani che oltre ad essere utili nella vita di tutti i giorni, sembrano ritagliate su misura per le attività di marketing. Il caso di Ikea è forse il più eclatante. L’azienda svedese che ha saputo ridisegnare il rapporto tra l’uomo e l’ambiente domestico che lo circonda, ha approfittato subito dei nuovi strumenti, tanto potenti quanto semplici da realizzare e ha dato vitta a IKEA Place, un’app che consente alle persone di collocare virtualmente i mobili all’interno della propria casa. Costruito in collaborazione con Apple, IKEA Place ridimensiona automaticamente i prodotti con una precisione del 98%, permette di acquisire e condividere foto e video di mobili con familiari e amici. Un’applicazione divertente e utile al tempo stesso con cui IKEA evidentemente conta di trainare le vendite on line, esattamente come stanno facendo American Airlines Amazon, Nike e Gap.

Ancora una volta Apple occupa una posizione centrale consapevole di essere in pole position per sfruttare al meglio tutte le potenzialità di un mercato che potrebbe esplodere nel giro di pochi mesi. Tim Cook, ceo di Apple, ci crede fermamente. “All’inizio il concetto di AppleStore e delle app sembrava una follia, oggi nessuno può farne a meno. Sarà così anche per la realtà aumentata”, ha detto Cook in una recente intervista.

E l’altra metà della mela?

Un mercato, per essere tale, deve sviluppare concorrenza. Chi altri oltre ad Apple sta investendo soldi nel settore della realtà aumentata? Tutti i big dell’HiTech e tutte le aziende che come IKEA sanno proiettarsi nel futuro. Ma il competitor naturale di Apple è ovviamente Google, madre di Android e di quel mondo legato agli smartphone alternativo a quello della mela.

ARCore GoogleCon qualche mese di ritardo Big G è tornata alla carica anche nel settore delle applicazioni AR, rilasciando il proprio SDK (software developper kit) per Android. Si chiama ARCore 1.0 e ha fatto il suo debutto ufficiale nelle giornate del MWC di Barcellona. In realtà la piattaforma era già pronta da mesi e Google aveva coinvolto molti sviluppatori nel nuovo progetto per arrivare al lancio con qualcosa di concreto da mostrare. Cosa che è avvenuta. Snapchat, forse la prima realtà social ad aver puntato sulla realtà aumentata, ha ricreato lo stadio del Camp Nou di Barcellona. Anche Porsche ha dato una mano a Goolge sviluppando un’app che permette di esplorare la concept car Mission E e di parcheggiarla sotto casa.

Realtà aumentata PorscheARCore 1.0, secondo i portavoce di Google è compatibile con 100 milioni di smartphone già in uso in tutto il mondo targati Samsung, LG, Asus e OnePlus. Nella lista fanno ovviamente parte i terminali Pixel della stessa Google. Ma l’elenco è in costante aggiornamento. Contestualmente Big G ha dato una rinfrescata a Google Lens, un innovativo strumento che si basa sulla fotocamera installata sugli smartphone e che ci permette di avere ulteriori informazioni del mondo che ci circonda. Si scatta una foto e poi tramite Google Foto si ottengono dettagli del soggetto inquadrato. Si tratta di un progetto ancora in fase embrionale che sta maturando di mese in mese. Gli sviluppatori, per esempio, stanno lavorando ad alcune funzioni che permetteranno di riconoscere animali e piante.

E per il futuro?

Come si intuisce, le potenzialità della realtà aumentata sono enormi e sarebbe riduttivo confinarle in un ambito ristretto come quello dei giochi o dei passatempi da autobus. Per ora le app AR passano attraverso le capacità di elaborazione di uno smartphone e sono limitate dalle dimensioni sempre contenute dello schermo di un terminale portatile. Domani potrebbero essere migliorate e abbinate a “periferiche” oculari in grado di visualizzare le stesse informazioni di fronte ai nostri occhi. È vero, gli smart glass prima versione sono stati un flop, ma quelli di nuova generazione potrebbero sfondare ora che l’infrastruttura hardware e software esiste, così come esistono le applicazioni, il motivo, per utilizzarli.

Intel Vaunt 2Intel non sta perdendo tempo e recentemente ha dato vita al progetto Vaunt al cui centro ci sono degli smart glass di nuova generazione per il mercato consumer. E la stessa Apple, tra i tanti brevetti, ne avrebbe depositato uno relativo ad un visore destinato non solo alle applicazioni di realtà aumentata, ma anche a quelle di realtà virtuale. È prematuro oggi parlare di Apple Glass, ma è chiaro che l’azienda guidata da Tim Cook dopo le app AR stia esplorando anche il mondo dell’hardware dedicato. Non si spiegano diversamente le 1.000 persone che lavorano al progetto AR. Verso la fine dello scorso anno, in un’intervista rilasciata a The Independent, Cook rispondeva ad una domanda proprio sull’hardware AR in puro stile Apple: “Non siamo abituati a lanciarci sui mercati per essere i primi. Vogliamo essere i migliori.” È solo questione di tempo.

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