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DAC iFi Pro iDSD: non è il migliore, ma ci va vicino

Pro iDSD

Ricchissimo di funzioni e capace di dare grandi soddisfazioni anche solo con un paio di buoni diffusori attivi, l’iFi Pro iDSD convince ma non avvince.

Definire l’iFi Pro iDSD un semplice DAC equivale a sottostimare in modo evidente le sue capacità. Questa “scatola delle meraviglie”, disponibile a 2749 euro sotto distribuzione Pro Audio Italia, consente sì la conversione da digitale ad analogico come qualsiasi DAC, ma ha anche una miriade di altre funzionalità (almeno quattro importanti) racchiuse in un unico dispositivo. Mentre la lista di feature è abbastanza impressionante, considerando che questa unità occupa a malapena più spazio su scaffale di un tipico libro tascabile, è la quantità vertiginosa di personalizzazione incorporata nel prodotto ad attirare davvero la nostra attenzione.

Caratteristiche

Iniziamo con lo stadio analogico. È possibile optare per un percorso del segnale a transistor o a valvole (utilizzando due General Electronics 5670). Il fatto che gli ingegneri si siano presi la briga di progettare circuiti separati per ciascun dispositivo di amplificazione, anziché utilizzare un singolo design, dice tutto ciò che dovete sapere sulla serietà dell’approccio di questo produttore.

Che tra l’altro ha fatto un passo in più offrendo un ulteriore spazio di modifica per le opzioni delle valvole che riduce il feedback negativo per dare all’ascoltatore un assaggio ancora più forte e gustoso del suono valvolare. Ci sono in effetti evidenti guadagni di fluidità scegliendo questa opzione, ma anche compromessi in termini di precisione e solidità. Sembra insomma che dare all’ascoltatore la massima scelta sia al primo posto tra le priorità di iFi.

DAC iFi Pro iDSD: non è il migliore, ma ci va vicino

Ci sono infatti così tante opzioni per affinare la presentazione sonora che è possibile, ad esempio, eseguire l’upscaling del segnale di input (indipendentemente dal fatto che si tratti di un flusso di dati PCM o DSD) fino a DSD 512 o DSD 1024 o, se il segnale originale è PCM e si desidera mantenerlo in questo modo, fino a 768 kHz. Le differenze nel suono non sono enormi, ma cambiano il carattere sonoro abbastanza da rendere la funzionalità degna di essere provata.

C’è anche una vasta gamma di filtri digitali con cui divertirsi, ognuno dei quali offre una leggera variazione alla presentazione audio. Questi filtri possono essere attivati al volo, il che rende abbastanza facile il confronto dei risultati. Inizialmente cambiamo molto le impostazioni, ma alla fine ci siamo accontentati dell’opzione Bit Perfect (con up-sampling disattivato). Questa configurazione sembra assicurare i risultati più autentici e neutri, con molte altre modalità che al confronto risultano forse un po’ più dettagliate ma prive di purezza e focus. È però tutta una questione di gusti e potreste benissimo preferire qualcosa di diverso dalla nostra scelta.

Il desiderio di ottimizzare il suono si estende anche a questioni più pratiche come la corrispondenza delle cuffie. L’iFi Pro iDSD ha infatti ben tre uscite cuffie: due tradizionali da 6,3 mm e 3,5 mm e un’opzione bilanciata da 2,5 mm. C’è inoltre un piccolo interruttore a levetta sul pannello frontale per cambiare più facilmente il guadagno a seconda delle cuffie utilizzate (cosa che abbiamo apprezzato parecchio).

Il pannello posteriore dell’unità è ricco di uscite analogiche single-ended e XLR bilanciate. Queste possono essere impostate per un output fisso o variabile a seconda che si usi Pro iDSD come preamplificatore o meno. Usatelo infatti come preamp, alimentando una coppia di diffusori attivi o un amplificatore separato, e potete ridurre il numero di dispositivi del vostro sistema risparmiando sulle interconnessioni. iFi ha incluso nella confezione anche un piccolo telecomando che rende l’utilizzo dell’unità più pratico.

DAC iFi Pro iDSD: non è il migliore, ma ci va vicino

Pro iDSD può inoltre connettersi alla rete domestica via Ethernet o in modalità wireless; scegliete l’opzione cablata, se possibile, per la maggiore stabilità che offre. Ci sono poi molti modi per collegare una sorgente digitale. Via Wi-Fi potete streammare musica da Spotify, Tidal e Qobuz e da tutta una serie di altri servizi, a patto di utilizzare l’app Muzo per iOS e Android sul vostro dispositivo di controllo. Non manca il supporto ad Airplay, che consente la riproduzione da un’ampia gamma di prodotti Apple. È un peccato invece che il Bluetooth non sia stato incluso, in quanto rimane la connessione wireless più comune che le persone usano.

Le connessioni digitali fisiche non sono comunque state trascurate tra USB-A, USB-B, AES/EBU, coassiali e ottiche. Uno dei due ingressi coassiali è una presa BNC, che può essere attivata per funzionare come ingresso per un clock esterno. Se si dispone di una tale unità (più comune in uno studio di registrazione rispetto a un setup casalingo), esiste la possibilità di migliorare ulteriormente le prestazioni del Pro iDSD.

Costruzione

Date uno sguardo all’interno e troverete un Crysopeia FPGA (Field Programmable Gate Array) caricato con software interno per eseguire funzioni di up-scale e filtro. Il lavoro di conversione da digitale ad analogico è svolto da un quartetto di chip Burr Brown, che vengono utilizzati in una configurazione interlacciata per ridurre la distorsione e il rumore. L’iFi Pro iDSD non si occupa solo di elaborazione e elaborazione, ma gli ingegneri si sono presi molta cura nel garantire che anche l’ingegneria audio analogica ricevesse la giusta attenzione. Avrebbero potuto usare un controllo digitale del volume, ma hanno optato per un potenziometro Alp motorizzato semplicemente perché hanno pensato che suonasse meglio.

I contorni ondulati sul pannello superiore, assieme al display tondo trasparente e alle dimensioni compatte, rendono il look del Pro iDSD piuttosto distintivo. Ma non tutto è perfetto. Uno dei nostri campioni ricevuti per la recensione si è bloccato in un paio di occasioni, necessitando di un riavvio per tornare a funzionare, mentre i selettori di input su entrambe le unità hanno un po’ di oscillazione. IFi sostiene che ciò sia causato dal tipo di controller a 360 gradi utilizzato, ma rimane in ogni caso una cosa discutibile su un prodotto in questa fascia di prezzo.

DAC iFi Pro iDSD: non è il migliore, ma ci va vicino

Gran parte del nostro ascolto iniziale è stato fatto con un MacBook Pro del 2017 con installato il software musicale Audirvana e un SSD pieno di brani ad alta risoluzione e qualità CD. Abbiamo poi utilizzato un’ampia gamma di cuffie tra le Beyerdynamic T1, le Grado RS1 e gli in-ear Shure SE846-CL. La gamma di personalizzazioni offerta dal Pro iDSD significa che non vi è mai un problema con i livelli di volume o la loro regolazione.

Avendo trascorso un certo numero di giorni per abituarci alle opzioni di campionamento e filtro, alla fine abbiamo optato per impostazioni con elaborazione minima e scelto l’opzione standard per lo stadio analogico delle valvole. Con queste scelte ci siamo avvicinati molto alla tonalità naturale, alla raffinatezza e all’integrità musicale che stavamo cercando.

Qualità audio

Facciamo partire la Quinta Sinfonia di Beethoven e siamo subito colpiti dalla natura equilibrata dell’iFi. La sua timbrica è uniforme, senza alcuna parte della gamma di frequenza a cui venga data un’enfasi eccessiva. Siamo impressionati anche dalla sua raffinatezza. Non c’è alcun segno di indebita durezza e la presentazione sembra pulita e priva di “grana”. I livelli di dettaglio sono buoni e l’iFi organizza tutte queste informazioni in modo musicalmente coeso. Ne esce un suono spazioso, piacevolmente privo di confusione o di alti taglienti e fastidiosi. Le varie dinamiche della musica sono rese con fluidità e un buon grado di finezza.

Speakerboxxx/Love Below degli OutKast consente all’iFi di mostrare la sua capacità di distribuire la gamma media in maniera molto organica. I rapidi testi cantati da Big Boi sono resi in modo ottimale, ogni parola è facile da capire e trasmette il giusto impatto che certi brani richiedono. Il Pro iDSD cattura bene lo slancio di GhettoMusick restituendo tutta l’eccitazione e l’energia del brano, la cui linea di basso così distintiva suona giustamente profonda, ben strutturata e dotata di una buona dose di autorità.

DAC iFi Pro iDSD: non è il migliore, ma ci va vicino

Tutto sommato, è una prestazione molto valida, ma considerando il prezzo ci aspettavamo di più su alcuni frangenti. Rispetto al meno costoso Chord Hugo 2 notiamo ad esempio alcune carenze a livello di trasparenza ed espressione dinamica. Il Pro iDSD suona un po’ annebbiato e “trattenuto” al confronto e non ha l’eccellenza del Chord quando si tratta di precisione ritmica o intuizione complessiva.

Il set di funzioni del DAC iFi è però molto più generoso rispetto a quello dello Hugo 2 e in più il suo form-factor e la sua connettività lo rendono una scelta più naturale da utilizzare come parte di un impianto hi-fi domestico. Ma quella differenza di prezzo tra i due di quasi 1000 euro pesa non poco, soprattutto per chi non ha necessità dell’enorme personalizzazione sonora offerta dall’iFi.

Una volta caricata l’app Muzo sul nostro iPhone 6s (iFi non ha infatti un’app dedicata), proviamo le funzionalità wireless del Pro iDSD. Funziona perfettamente e siamo pronti a utilizzare Tidal in pochi secondi. Mentre il suono prende una sfumatura leggermente diversa rispetto ai brani rippati da CD o alle tracce hi-res (il tutto ospitato sul NAS Naim Core), non si può negare la comodità di avere milioni di tracce a portata di mano.

DAC iFi Pro iDSD: non è il migliore, ma ci va vicino

Colleghiamo poi l’iFi al nostro sistema di riferimento composto da un finale Gamut D200i e diffusori ATC SCM50 e il risultato non può che essere positivo. Il DAC lascia che il resto del sistema faccia il suo lavoro correttamente e anche se quando torniamo alla nostra sorgente di rigerimento Naim NDS/55PS e al preamplificatore Gamut D3i il suono diventa ancora migliore, bisogna considerare la notevole differenza di prezzo tra i due sistemi e in ogni caso il Pro iDSD non è di molto inferiore. Proviamo infine tutti i tipi di tipi di file e risoluzioni e l’iFi si destreggia abilmente tra essi senza alcun sforzo, passando abilmente da MP3 a 320 Kbps a file DSD e a FLAC a 24-bit/192kHz come si conviene a un prodotti in questa fascia di prezzo.

Verdetto

Se da un lato l’iFi Pro iDSD non riesce a raggiungere il leader della classe quando si tratta di qualità del suono (per certi versi continuiamo a preferire il Chord Hugo 2), offre comunque un’alternativa interessante per quanto riguarda la costruzione di un sistema audio hi-res. Questa unità, abbinata ad una buona coppia di diffusori attivi come i pluripremiati Acoustic Energy AE1 Active, è in grado di dare enormi soddisfazioni, soprattutto a chi vuole sperimentare con le tantissime opzioni di personalizzazione concesse da iFi.

© 2018, AF Digitale. Tutti i prodotti sono stati provati nelle apposite sale di ascolto e di visione di DAC iFi Pro iDSD: non è il migliore, ma ci va vicino e DAC iFi Pro iDSD: non è il migliore, ma ci va vicino dal team editoriale con sede nel Regno Unito.

  • Verdetto
4

Summary

Ricchissimo di funzioni e capace di dare grandi soddisfazioni anche solo con un paio di buoni diffusori attivi, l’iFi Pro iDSD convince ma non avvince.

Pro
Tantissime funzionalità
Prestazione bilanciata e fluida
Tanta raffinatezza sonora

Contro
Qualche problema di stabilità
Come sound continuiamo a preferire il più economico Chord Hugo 2

Scheda tecnica
Ingressi: USB, AES3, ottico/coassiale, BNC
Uscite: XLR, RCA, cuffie da 3,5mm, 6,3mm e 2,5mm
Dimensioni: 213x220x63 mm
Peso: 2 Kg
Prezzo: 2749 euro
Sito del produttore: www.ifi-audio.com
Distributore italiano: www.proaudioitalia.it


 

 

 

 

 

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