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Una colonna sonora per testare l’impianto

Una colonna sonora per testare l'impianto

La colonna sonora può rendere grande un film, le immagini enfatizzarlo. Ecco venti soundtrack che hanno fatto la storia di cinema e musica

La colonna sonora di un film, fondamento del cinema ancor prima della nascita del sonoro. Raccogliendo un elenco delle migliori soundtrack da ascoltare sul proprio impianto Hi-Fi la scelta è ricaduta sia su composizioni nate per accompagnare le immagini ma al tempo stesso anche raccolte di brani preesistenti rispetto all’opera cinematografica. Proprio come una compilation creata con amorevole cura per contribuire a far fiorire una relazione sentimentale, queste colonne sonore sono parte integrante del film stesso. Mirabili partiture tra classica e leggera che già alle prime battute fanno scattare la proiezione cinematografica nella propria mente, tra piacevoli ricordi della settima arte. Se per disgrazia non aveste minimamente idea della musica di cui parleremo, ogni album ha disponibile il link per un ascolto veloce da Spotify, anche senza alcun abbonamento.

2001: Odissea nello spazio (1968) – Vari

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“Non è un messaggio che avevo intenzione di comunicare a parole” dichiarò l’immenso regista Stanley Kubrick rispetto al capolavoro fantascientifico del 1968. “2001 è un’esperienza non verbale”. La musica ha un ruolo estremamente significativo, con circa la metà di essa presente in anticipo sulla prima parola pronunciata e il resto dopo l’ultima all’interno di una serie di dialoghi molto limitati. Alex North, compositore a cui Kubrick aveva commissionato la colonna sonora di 2001 dopo aver lavorato insieme su Spartacus e il Dottor Stranamore, scoprì solo quando vide il film che nessuno dei suoi pezzi era stato usato. Al suo posto c’erano opere di Richard Strauss, Gyorgy Ligeti, Aram Khachaturian e Johan Strauss II, che il regista aveva originariamente utilizzato come tracce guida e che hanno assunto un nuovo significato una volta legate a questo capolavoro cinematografico.

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Trainspotting (1996) – Vari

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Sebbene il romanzo di Irvine Welsh sia ambientato per gli oscuri meandri di Leith, nella Edinburgo dell’era Thatcher, l’adattamento cinematografico in qualche modo piuttosto ottimistico di Trainspotting di Danny Boyle offre una lucida finestra sulla Gran Bretagna di metà anni Novanta, in gran parte grazie a una colonna sonora che è diventata iconica quanto libro e film. Accanto alla musica degli artisti a cui Welsh fa riferimento nel suo romanzo originale come Lou Reed e Iggy Pop (il monologo “Scegli la vita” di Renton sul Lust For Life di quest’ultimo costituisce una delle migliori scene di apertura nella storia del cinema britannico), Boyle mise assieme un mix di Britpop (Pulp, Sleeper, Blur) e dance (Bedrock, Leftfield e ovviamente Underworld). A rifiutare l’offerta di Boyle furono gli Oasis, con i fratelli Gallagher che non volevano che la loro musica fosse associata a un film come Trainspotting.

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Lost In translation (2003) – Vari

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“Erano solo canzoni che mi piacevano e stavo ascoltando” disse la scrittrice e regista Sofia Coppola riguardo la colonna sonora di Lost In Translation “e il compositore Brian Reitzell mi avrebbe aiutato a mettere insieme un mix di brani pop da sogno dedicati a Tokyo”. Responsabile in parte per la rinascita dello Shoegaze (sottogenere musicale dell’alternative rock) di metà anni ’90, il film presenta cinque brani originali di Kevin Shields tra cui il singolo City Girl, oltre a dare nuovo risalto alle tracce di The Jesus e Mary Chain e alla band My Bloody Valentine. Più che un accompagnamento, tuttavia, la musica gioca un ruolo da protagonista sia nell’ambientazione che nella narrativa del film. In effetti al centro della relazione tra i due personaggi centrali del film, interpretati da Bill Murray e Scarlett Johansson, c’è una scena in un karaoke bar in cui cantano Brass In Pocket dei Pretenders, (What’s So Funny’ Bout) Peace di Elvis Costello & The Attractions, Love and Understanding di Cher e More Than This di Roxy Music.

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Kill Bill Vol. 1 (2003) – Vari

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Rimaniamo a Tokyo per il vengeance movie ricco di arti marziali di Quentin Tarantino, Kill Bill Vol. 1. Non è facile selezionare una sola delle opere del regista – tale è la brillantezza e il significato di colonne sonore per film altrettanto iconici come Pulp Fiction, Le Iene – Cani da rapina, Jackie Brown tra i tanti – ma qui è dove il suo tentacolare eclettismo sembra raggiungere il picco. Per di più non sembra mai essere incoerente. E non è un’impresa da poco quando si mescolano musica di Nancy Sinatra, Isaac Hayes, James Last, Quincy Jones, Ennio Morricone, Tomoyasu Hotei e RZA.

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This Is England (2006) – Vari

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This Is England è la storia semi-autobiografica del regista e sceneggiatore Shane Meadows, realistica storia di riti di passaggio su come crescere in una banda di skinhead nelle Midlands degli anni ’80. Forza visiva che deriva da una narrazione brutalmente schietta, una sorprendente improvvisazione e da una colonna sonora profondamente radicata nella sottocultura del periodo.
Molta influenza dalle Indie Occidentali sotto forma di musica Ska, Rocksteady, Reggae e Soul con Toots & The Maytals in primo piano accanto a UK Subs, The Specials e Percy Sledge. Fu anche un’introduzione per molti al pianoforte classico moderno e minimalista del compositore italiano Ludovico Einaudi, i cui pezzi come Dietro Casa e Fuori Dal Mondo forniscono uno sfondo schietto e sobrio alle disastrose conseguenze nel racconto.

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Super Fly (1972) – Vari

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La colonna sonora di Curtis Mayfield per il poliziesco blaxploitation Super Fly, classe 1972, non solo eguaglia il film in termini di eredità ma lo supera. Ispirato dalla sceneggiatura Mayfield ha scritto uno degli album funk e soul del decennio socialmente e politicamente più carichi e consapevoli, trascorrendo alla sua uscita quattro settimane in cima alla classifica degli album Pop. “Da qualche parte tra New York e Chicago, alla fine del 1971 – seduto su un aereo con la sceneggiatura di Super Fly in grembo – papà non poté impedire alla musica di fluire”, ricorda Todd, figlio di Mayfield. Curtis disse: “Non ho abbandonato Priest (il personaggio principale), stava solo cercando di uscirne. Le sue azioni non erano nobili ma stava facendo soldi e aveva intelligenza. E sopravvisse. Voglio dire, tutto ciò era la realtà.”

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Black Panther (2018) – Ludwig Göransson

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La musica del film Marvel 2018 di Ryan Coogler ha due facce: una colonna sonora originale del compositore svedese Ludwig Göransson e una serie di brani scritti dal rapper Kendrick Lamar, vincitore del Grammy Award. Dal canto suo Göransson non poteva essere accusato di sottrarsi alla responsabilità delle composizioni da creare. Viaggiando in Africa per conoscere la musica tradizionale e unendosi in tournée al musicista senegalese Baaba Maal, mise assieme arrangiamenti orchestrali con esibizioni di Maal e altri musicisti africani e registrato con un coro che canta in Xhosa (lingua Bantu sudafricana). Il risultato fu una colonna sonora – o meglio due: i brani di Göransson e Lamar sono stati distribuiti separatamente – percepiti al tempo stesso come familiari e piacevolmente alternativi senza apparire forzati.

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High Fidelity – Alta fedeltà (2000) – Vari

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“Non mi sarei mai aspettato che fosse così fedele”, disse Nick Hornby dell’adattamento cinematografico di Stephen Frears del suo romanzo ambientato in un negozio di dischi. “A volte sembra quasi un film in cui John Cusack legge il mio libro.” Nonostante il personaggio principale sia un americano che vive a Chicago piuttosto che un inglese a Londra, il livello di snobismo musicale mostrato da Rob e dai suoi amici non fu affatto ridotto. “Il film conta la presenza di 70 incursioni di brani musicali a cui siamo giunti dopo averne ascoltati almeno 2000”, ha dichiarato Cusack all’uscita del film 20 anni fa.” Ispirazione giunta anche attraverso le inclinazioni dei personaggi Rob, Dick e Barry. “Una raccolta che potrebbe incontrare il favore di amanti della musica e artisti come The Velvet Underground, The Kinks, Bob Dylan e simili.

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Goodfellas – Quei bravi ragazzi (1990) – Vari

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La musica era in prima linea nel processo creativo di Martin Scorsese durante la realizzazione di Goodfellas. Le canzoni venivano usate solo se commentavano personaggi o scene, e alcune di queste venivano persino filmate con l’ausilio dei brani che alla fine le avrebbero accompagnate. Il regista è stato anche severo nell’usare tracce che fossero storicamente adatte, quindi ogni melodia è del periodo o più vecchia del tempo rappresentato sullo schermo. Ecco allora Parlami d’amore Mariù di Giuseppe Di Stefano quando un giovane Henry Hill viene rimproverato per aver venduto sigarette e Layla (Piano Exit), di Derek e The Dominos mentre Tommy viene giustiziato. Questo è probabilmente il miglior abbinamento tra musica e immagini in movimento da parte di Scorsese.

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24 Hour Party People (2002) – Vari

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Qui si fa davvero fatica a sbagliare. Il film biografico di Michael Winterbottom su Factory Records del 2002 riporta la magistrale interpretazione di Steve Coogan nei panni del fondatore Tony Wilson. Factory che disponeva di uno dei migliori cataloghi di musica britannica da cui attingere a piene mani. A partire dal famoso concerto dei Sex Pistols alla Lesser Free Trade Hall di Manchester – frequentato da Wilson e da quasi tutti gli altri che contribuirono alla nascita della band nel Nord Ovest negli anni ’70 – tracciando la successiva crescita della scena musicale che contribuì a creare. Qui si va inevitabilmente a prendere musica di Joy Division, New Order, Happy Mondays, The Durutti Column, A Certain Ratio, Buzzcocks e 808 State tra i tanti. L’abilità sta nel modo in cui Winterbottom creò il film basandolo sulla ricchezza della musica selezionata, rendendolo uno dei film musicali più comici e divertenti mai realizzati.

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Blade Runner di Vangelis (1982)

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Poche composizioni sono così legate a doppio filo con il film quanto lo è la memorabile opera del maestro Vangelis, ricca di synth e intrisa di riverbero, per il capolavoro assoluto Blade Runner di Ridley Scott. In gran parte improvvisato e registrato in tempo reale mentre il compositore greco guardava il film, il calore della musica è in qualche modo in contrasto con il noir della narrazione, ma ne sa cogliere gli ampi paesaggi e l’oscura e romantica atmosfera con ogni singola mirabile nota.

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There Will Be Blood – Il Petroliere di Jonny Greenwood (2007)

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Prendendo da sole le dissonanti composizioni per archi di Jonny Greenwood si può venire perdonati per aver pensato che There Will Be Blood – Il Petroliere sia un film horror. Spartiti che gettano una pesante ombra per le pianure del sud della California, iniettando il tipo di terrore che consentì al regista Paul Thomas Anderson di scavare a fondo e con sensibilità nella storia di un uomo posseduto dalla ricchezza.

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Ascenseur pour léchafaud – Ascensore per il patibolo di Miles Davis (1958)

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C’è qualcosa di decisamente inquietante ma cupamente romantico nelle pacate linee di tromba di Miles Davis, intrecciate a questo crime movie francese che risale alla seconda metà degli anni ’50. Una colonna sonora che cammina da sola sotto un’aria pesante, muovendo con disinvoltura quando la ritmica aumenta, facendo sempre eco alla solitudine del suo oscuro compagno cinematografico di ventura.

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Koyaanisqatsi di Philip Glass (1982)

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“Non è per mancanza di amore nei confronti del linguaggio e del dialogo che questi film non contengono parole”, disse il regista Godfrey Reggio riguardo la sua trilogia dedicata all’estinta popolazione nativa del Nord America, i Qatsi. “È perché dal mio punto di vista la nostra lingua si trova in uno stato di vasta umiliazione. Non descrive più il mondo in cui viviamo.” Spetta all’interpretazione personale se Koyaanisqatsi, che nella lingua Hopi significa “vita squilibrata”, sia una celebrazione dell’industrializzazione o la sua marcia funebre, e la colonna sonora minacciosa e piena di speranza di Philip Glass lascia tutto in uno stato ugualmente ambiguo.

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Taxi Driver di Bernard Herrmann (1976)

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In questa selezione avremmo potuto includere uno qualsiasi dei tanti spartiti di Bernard Herrmann per Alfred Hitchcock, ma pochi sono così densi dal punto di vista delle atmosfere quanto questo, il suo ultimo lavoro in assoluto per Taxi Driver di Martin Scorsese. Le sezioni di corno fanno eco al traffico e alla metropolitana di New York mentre le spazzole sul rullante e il basso pizzicato ne ritmano il ventre. Poche linee musicali sono così dolorosamente belle quanto quella del sassofono nel tema principale.

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La Planète Sauvage di Alain Goraguer (1973)

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Alain Goraguer era al culmine creativo quando gli fu chiesto di creare la colonna sonora per questa produzione animata francese dei primi anni ’70, in cui i meditanti giganti blu Draags schiavizzano gli ominidi Oms sul loro pianeta Ygam. Collaboratore e compositore di lunga data con Serge Gainsbourg, i ritmi di Goraguer e la strumentazione psichedelica fanno da perfetto sfondo a un’allegoria surreale così dolorosamente di rilievo per il 21° secolo.

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Amélie – Il favoloso mondo di Amélie di Yann Tiersen (2001)

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Il regista Jean-Pierre Jeunet rimase così preso dalla musica di Yann Tiersen che ne acquistò l’intero catalogo di brani per fisarmonica e piano per la colonna sonora di questa deliziosa commedia francese, commissionandone ulteriori da comporre appositamente per il film. Giocosa senza essere un vero gioiello, la colonna sonora è tanto parte del personaggio di Amélie quanto di qualsiasi altra sceneggiatura scritta da Jeunet.

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Requiem For A Dream di Clint Mansell (2000)

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L’ex cantante pop Clint Mansell era forse un improbabile compositore cinematografico, ma questo capolavoro industriale e seconda delle sei collaborazioni con il regista Darren Aronofsky, ne ha confermato l’immenso talento. Elementi in parte rarefatti quanto profetici e inequivocabilmente violenti, il carattere schizofrenico delle partiture è strabiliante quanto Requiem For A Dream è un film fuori dal comune.

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Eraserhead di David Lynch & Alan Splet (1977)

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Più un collage di suoni che composizioni musicali in senso tradizionale. Gli inquietanti paesaggi sonori di Eraserhead sono composti di sibili, rumori industriali e pianti di bambini terribilmente spietati. Colonna sonora messa assieme da David Lynch e dal sound designer Alan Splet, il successo della loro sperimentazione è tale da essere in contrasto col panorama sonoro del film anche a distanza di più di quattro decenni dalla realizzazione.

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The Godfather – Il Padrino di Nino Rota (1972)

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Pochi temi principali catturano l’essenza di un film così immediatamente quanto The Godfather Waltz, guidato dalla tromba di Nino Rota. Tale spartito venne scartato dalla lista delle candidature agli Oscar proprio all’ultimo minuto, dopo che era stato scoperto che Rota aveva rielaborato parte della musica per la colonna sonora di Fortunella (film del 1958 diretto da Eduardo De Filippo), ma la sua maestosità è tale che già dopo poche battute ci si potrebbe ritrovare col desiderio di suonarla.

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