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TicHome Mini: musica e Google Assistant sotto la doccia

TicHome Mini

In attesa di vedere anche in Italia il Google Home Mini e l’Amazon Echo Dot, il TicHome Mini tenta di dire la sua nel mercato in grande espansione degli speaker smart.

Magari non è un binomio tecnologico che interessa a tutti, ma unire una bella doccia calda e rilassante alla musica (meglio ancora se controllata tramite la voce) è un’esperienza da provare. Ed è proprio questo l’obiettivo che si pone lo smart speaker portatile (e wireless) TicHome Mini di Mobvoi, disponibile al momento in offerta a circa 85 euro ordinandolo sul sito ufficiale del produttore.

Si tratta di un’alternativa interessante al Google Home Mini (non ancora distribuito in Italia), con in più la resistenza agli schizzi d’acqua (ecco perché il riferimento alla doccia) e una qualità audio di tutto rispetto. Una combinazione finora disponibile solo nell’Ultimate Ears Blast, che però, come assistente virtuale, integra Alexa e non Google Assistant come nel caso del TicHome Mini.

Design

La vicinanza al Google Home Mini si nota anche a livello estetico, sebbene il TicHome Mini sia un po’ più largo, alto e caratterizzata da finiture un po’ più gommose. La costruzione lo rende però uno speaker più “rugged” e resistente rispetto al più raffinato speaker di Google. Sulla parte superiore troviamo quattro pulsanti fisici (e non touch come nel caso del Home Mini) per l’accensione, il mute e il controllo del volume (+ e -).

Funzionano bene e abbiamo apprezzato anche la cinghia in pelle removibile, molto utile quando si deve appendere lo speaker a un supporto nella doccia. La certificazione IPX6 rende il TicHome Mini uno speaker resistente non solo agli schizzi ma anche a getti d’acqua veri e propri. Fin qui tutto bene, anche se dopo alcuni giorni di utilizzo iniziano a emergere alcuni piccoli difetti.

Manca ad esempio un indicatore dello stato della batteria, se non una luce intermittente che ci avvisa di un’autonomia ormai agli sgoccioli e che, spesso, interviene troppo tardi quando magari siamo già entrati in doccia (e uscire per rimetterlo in carica non è esattamente il massimo della comodità). Inoltre impiega circa mezzo minuto per accendersi e, a differenza dell’Echo Dot di Amazon, non ha un’uscita audio. Se non altro si può streammare musica tramite Bluetooth, cosa che ad esempio non si può fare con il Google Home Mini.

Funzioni e prestazioni

Il più delle volte il TicHome Mini sa farsi valere e dimostra di essere un oggetto estremamente comodo. È vero infatti che si può parlare a Google Assistant tramite il proprio smartphone, ma c’è qualcosa di liberatorio nell’utilizzare l’assistente virtuale di Google in giro per casa approfittando di questa sua caratteristica rugged e di uno speaker infinitamente migliore di quello di un qualsiasi smartphone.

Per fare un esempio, abbiamo utilizzato il TicHome Mini come un timer in cucina per poi spostarlo e usarlo in bagno durante una doccia. L’Amazon Echo Dot e il Google Home Mini sono smart speaker sicuramente ben fatti, ma mancano del fattore portabilità (devono essere sempre collegati a una presa elettrica per funzionare) che a nostro avviso è invece molto importante per un dispositivo del genere.

Purtroppo questo fattore è un po’ limitato dall’autonomia. Le sei ore in standby dichiarate dal produttore sono in realtà molto meno e ci siamo spesso trovati con la luce lampeggiante dopo 2-3 ore di utilizzo. È un peccato che il TicHome Mini non abbia una funzione per spegnersi automaticamente quando non lo si sta utilizzando per risparmiare batteria e, a differenza di quello opzionale per l’UE Blast, non ha uno stand di ricarica.

Certo, si fa tutto tramite un cavo microUSB, ma una basetta di ricarica apposita sarebbe stata più comoda e in linea con il concetto di massima libertà e portabilità che caratterizza questo speaker. Escludendo poi le telefonate, le cose che è possibile fare con il TicHome Mini sono pressoché le stesse offerte dal Google Home Mini.

Controllare la funzioni smart home, riprodurre musica da Spotify e da altri servizi di streaming, chiedere informazioni a Google Assistant e svolgere altri compiti più o meno “complessi” come fissare un appuntamento sul calendario, attivare un reminder per un impegno e altro ancora, il tutto tramite comandi vocali. Il microfono integrato fa un po’ fatica a volte a capire i comandi vocali quando per esempio si ascolta la musica, ma se il Google Home Mini si comporta meglio su questo versante il TicHome Mini supera nettamente lo speaker di Google sul versante audio.

Qualità audio

Diciamoci la verità; l’Echo Dot e il l’Home Mini non eccellono a livello audio e preferiscono lasciare questo compito ai rispettivi fratelli maggiori. Il TicHome Mini supera entrambi i rivali da questo punto di vista e, pur non avvicinandosi minimamente alla qualità di un Sonos One, offre una resa dei bassi di tutto rispetto per un device di simili dimensioni e anche il volume ci ha sorpreso, arrivando a livelli inaspettati prima che subentri (inevitabilmente) un po’ di distorsione.

Da un lato non troviamo la stessa versatilità dell’Echo Dot con la sua uscita da 3,5mm, ma dall’altro (come già accennato) il TicHome Mini può essere utilizzato anche come speaker Bluetooth streammando musica dal proprio smartphone o tablet, cosa che il Google Home Mini non riesce a fare. Per utilizzare invece i comandi vocali, è necessaria una connessione Wi-Fi e quindi, in assenza di essa, il TicHome Mini è di fatto un “normale” speaker Bluetooth.

Verdetto

Il TicHome Mini fa tante cose bene, ma non in maniera così convincente da giustificare un prezzo quasi doppio rispetto a quello del Google Home Mini (che però, ricordiamo, non è ancora distribuito ufficialmente in Italia). Certo, suona meglio dello speaker di Google e dell’Amazon Echo Dot e non mancano plus da poco come la portabilità, la resistenza all’acqua e il Bluetooth. Eppure, tra un’autonomia un po’deludente e un microfono non sempre impeccabile, non siamo di fronte a un prodotto davvero irrinunciabile, considerando soprattutto il prezzo.

© 2017, AF Digitale. Tutti i prodotti sono stati provati nelle apposite sale di ascolto e di visione di What HiFi? e Stuff dal team editoriale con sede nel Regno Unito.

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