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The Doors [UHD]

The Doors [UHD]

Alla collana 4Kult di Eagle Pictures si aggiunge The Doors del 1991, personalissima incursione di Oliver Stone sulla band e color grading italiano!

The Doors racconta dell’omonimo gruppo rock anni ’60 ma soprattutto del percorso esistenziale di Jim Morrison. Ancora adolescente, mentre si trova in viaggio coi genitori, resta colpito dal disastroso esito di un incidente stradale accaduto poco prima, quando l’anima di un indiano Navajo morente sul ciglio della strada entra in contatto con lui. Lo ritroviamo adulto (Val Kilmer) a Venice Beach: dopo aver abbandonato il corso di cinematografia alla californiana UCLA approfondisce l’amicizia con l’ex compagno di corso Ray Manzarek (Kyle MacLachlan), futuro tastierista con cui fonda la band The Doors. Brani musicali i cui testi sono ampiamente ispirati agli scritti di Rimbaud, William Blake, Aldous Huxley.

Le prime esibizioni nei piccoli locali, i ‘viaggi’ a base di stupefacenti e alcol a causa dei quali Jim raramente si presenta sul palco nel pieno delle sue facoltà. Il primo serio contrasto giunge la sera in cui la band si sta esibendo in un pub di Los Angeles, quando Morrison canta a squarciagola di voler uccidere il padre e fare sesso con la madre. Con l’ingresso dell’etichetta discografica Elektra Records la carriera dei Doors ha una svolta e viene lanciata in tutto il mondo. Gli eccessi nel consumo di alcolici, droghe e una promiscua vita sessuale minano sempre più corpo e mente di Jim, che dopo la sofferta produzione dell’ultimo album Soft Parade e un disastroso processo penale si rifugia a Parigi dove muore all’età di soli 27 anni. Il fatidico numero ’27’, che come una maledizione si è portato via altre grandi stelle della scena musicale di quegli anni come Janis Joplin, Jimi Hendrix e Brian Jones.

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Oliver Stone ha affermato di essere un grande fan dei Doors, di essere rimasto profondamente segnato dalla loro musica. Nel girare un film che è un forte e sentito omaggio alla band il regista (forse) non si è accorto che in realtà stava portando in scena una eccessiva agiografia di Jim Morrison, concentrandosi (fin troppo) sulle sue burrascose relazioni sentimentali e l’elemento distruttivo che lo accompagnava. Il contesto (musicale, sociale) dell’epoca rimane sullo sfondo e la psicologia del personaggio spesso non è approfondita come avrebbe potuto essere, come al regista evidentemente non interessava. La musica è naturalmente in primo piano, con ben 25 canzoni dei Doors che fluiscono nel corso del film alternando anche grande respiro tra note e immagini, come nei titoli di testa. La sceneggiatura però non brilla particolarmente, perdendosi eccessivamente tra momenti ridondanti e cliché sulla natura maledetta della rockstar, persino spaesato di fronte al soprannome “Re Lucertola”. I momenti onirici e visionari, inizialmente affascinanti, alla lunga risultano sovrabbondanti di stereotipi.

Anche se confortato da testi, biografie e il conforto dei ricordi dei Doors sopravvissuti Stone non aveva alcuna intenzione di raccontare la storia, bensì interpretare le immagini e il percorso narrativo secondo un percorso fin troppo personale, raccontare i suoi The Doors. Una messa in scena narcisistico-musicale di cui è pervasa l’intera opera, peraltro piuttosto lunghetta come il regista è sempre stato suo solito mettere in atto negli anni del grande idillio con Hollywood, quando sforava ampiamente le due ore a opera. È accaduto per il magnifico JFK – Un caso ancora aperto, Nato il 4 luglio e Nixon – Gli intrighi del potere, tutti lavori tra i più riusciti di Oliver Stone che in taluni casi con le successive revisioni di montaggio li portò a sfiorare anche le quattro ore. The Doors pretende di narrare molto di Morrison ma dice altrettanto poco del gruppo: bohémien, alternativi, difficili da interpretare nei testi ma anche bravi musicisti impossibili da cogliere nella loro interezza per le scelte di Stone. Peggio va se ascolto e lettura del film avvengono senza un minimo background storico-musicale del periodo.

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L’immagine che salta fuori del lead singer è a tratti puerile, convenzionale e ricorrente, figura di un bambino grande capace di saltuarie incursioni filosofico-sociologiche, troppo parziale. Uno degli artisti che attraverso la propria rivoluzione fisica e vocale nel contesto musicale degli anni ’60 contribuì a portare in scena il lato in ombra della società americana, della contestazione e dell’impegno nel Sud Est Asiatico. Anni durissimi con omicidi eccellenti come quelli del reverendo Martin Luther King o del politico Robert Kennedy, che sfiorano il racconto con un battito d’ali grazie al favoloso montaggio di Pietro Scalia (che di li a poco vincerà l’Oscar per l’editing di JFK). Sonorità iconiche e frastornanti appartenenti al gruppo e al rock psichedelico mescolate ad altre emblematiche dello stesso periodo, che almeno in questo caso Stone non ha perso occasione di sfruttare per porre l’accento sul momento. Come durante l’arrivo di Morrison e del resto della band al party in cui è presente Andy Wahrol, dove il primo tappeto sonoro è guarda caso quello dei Velvet Underground col brano “Venus In Furs”.

Nella seconda metà del film ogni legame con la realtà degli eventi è belle che finito fuori dalla finestra, proprio come accade nel corso della lite tra Morrison e la fidanzata Pamela e lui rovescia se stesso all’esterno del palazzo, a sottolineare per l’ennesima volta di essere solo in piena sintonia con la missione di autodistruzione. Spazio alla musica in quanto talentuosa creazione, ma di quel talento che pervadeva la band se ne respira poco o nulla della genesi delle composizioni, se non nella primissima parte. Non sarebbe dispiaciuto se il regista avesse barattato qualche eccesso di Morrison con un più intimo sguardo alla nascita degli album più belli e ricchi di fascino, ovvero Morrison Hotel ed L.A. Woman. Per quest’ultimo la scelta di Stone di sfruttarne la title track “Riders On The Storm” sui titoli di testa resta tra le più lungimiranti.

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Dal canto suo Val Kilmer segnò il tempo di un Morrison sorprendentemente simile per fisico e atteggiamenti, appassionato e credibile benché costretto a mostrarsi ripetutamente (e forzatamente) in preda a deliri isterici, promiscuità, infantilismi, fumi di marijuana e whisky che nonostante tutto non avrebbero dovuto allontanarlo quanto meno dalla candidatura agli Oscar. Dissoluta icona di trasgressione senza confini ma non solo, poco dedicato allo “sciamano del rock”, simbolo di trascendenza e catarsi. Una performance attoriale comunque intensa e a tratti ipnotica, ma non in misura pari alle fatidiche “ripulite porte della percezione” come da citazione di William Blake che ispirò lo stesso Morrison sulla genesi del nome The Doors. Restauro presentato al Festival di Cannes 2019 nella selezione dei Classici.

VIDEO

L’opera di Stone non è recente, stiamo parlando di una produzione a cavallo tra il 1990 e il 1991. Girato interamente su pellicola di cui non è dato sapere la sensibilità ma l’evidente e costante grana lascia immaginare l’impiego di negativo a elevata sensibilità, ipotizzabile almeno un 250 ASA. L’organicità della stessa è restituita a pieno da questa nuova edizione UHD Eagle Pictures che ha inevitabilmente fondato il proprio progetto sul nuovo master StudioCanal, legato a doppio filo niente meno che con l’Italia. Anzitutto la la lavorazione dell’originale negativo: con scan di alta qualità 16 bit / 4K su sistema Arriscan presso la statunitense FotoKem.

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Il risultato di tale trasferimento digitale è stato poi preso in carico dal nostro italianissimo Laboratorio L’immagine Ritrovata a Bologna. Presenza dello stesso regista Oliver Stone, di cui non sappiamo il livello di coinvolgimento in termini di supervisione e partecipazione alla delicatissima fase di color correction. Si è quindi giunti a una totale rivisitazione della pellicola grazie al wide color gamut, nei termini dell’HDR-10 a metadati statici per questa versione Eagle Pictures, ulteriormente ricca e dinamica per il disco americano in Dolby Vision. Aspect ratio 2.35:1 prossimo all’originale 2.39:1 (3840 x 2160/24p), codifica HEVC su BD-100.

Sia la 2K che la 4K riportano sempre e comunque la Theatrical di poco meno di 141′ minuti, mentre negli States la UHD include anche la final cut di 138′ minuti. La visione regala sin da subito la piacevole sensazione vissuta all’epoca in sala, un viaggio nel tempo in virtù delle proprietà della pellicola senza che affiorino dubbi  sull’impiego di filtri di riduzione del rumore. I forti cromatismi che pervadono l’intera opera tornano a rivivere, il cinematographer Robert Richardson è un altro tra i grandi che non ha mai perso occasione di dare il proprio magistrale tocco a produzioni di grosso calibro come questa. Non per niente venne scelto da Scorsese per curare la complicatissima luce di Aviator, per cui occorrerebbero pagine e pagine per spiegarne la messa in opera. The Doors presenta neri profondi e convincenti, in qualche transizione il livello potrebbe non essere quello che ci si aspetta per scelte fotografiche, ma restiamo comunque in una sfera tecnicamente superba. Avremmo certo voluto assistere allo spettacolo del color grading a metadati dinamici in Dolby Vision, ma ci si può ‘accontentare’ di questa edizione HDR-10.

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AUDIO

L’epoca della produzione a cavallo tra ’80 e ’90 non viene incontro al risultato della traccia audio italiana (presumibilmente di identica risma all’origine del missaggio per le nostre sale cinema) che resta stereofonica, benché benefici di una presentazione DTS-HD Master Audio 2.0 (16 bit). Per un film così fortemente musicale e pervaso da ben 25 brani dei Doors un’apertura scenica di maggior rilievo avrebbe giovato specie nei momenti di stanca del film. Resta l’originale inglese DTS-HD Master Audio 5.1 canali (sempre 16 bit), con una presentazione molto buona e un paio di gradini sopra l’italiana. Solo in questo caso è possibile catturare maggiore energia dalla splendida colonna sonora e ritrovarsi al centro di una scena acustica che sa intrattenere. Qui c’è sostegno dai canali posteriori, ulteriore spinta dal subwoofer e più in generale i canali discreti hanno più argomenti con cui reggere l’impalcatura narrativa.

Un ascolto vincente nelle sequenze più caotiche come la registrazione all’Ed Sullivan Show, le performance live specie quella con il falò al centro della platea cui seguì l’arresto di Morrison per pubbliche oscenità. Anche in questo caso il piacere di un ascolto totale è precluso per l’assenza della superiore Dolby ATMOS (Dolby TrueHD 7.1 24 bit), sempre parlando del disco UHD americano, che pare essere in zona reference e che potrebbe spingere a un recupero forzato per possedere una pubblicazione ancor più definitiva. Nel corso di alcuni brani cantati da Morrison live o in studio si attivano i sottotitoli a traduzione delle lyrics, non sempre completi. Ricordiamo che la precedente uscita Blu-ray italiana 2K Universal / Studio Canal era offerta con audio DTS lossy italiano e DTS-HD Master Audio 5.1 contro il 7.1 statunitense dell’epoca.

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EXTRA

C’è dell‘interessante materiale per scoprire la produzione del film, benché identico rispetto al vecchio Blu-ray italiano. Sul BD-50 Eagle Pictures sono presenti il documentario “Jim Morrison – A poet in Paris” (52′) sulla presenza dell’artista su suolo francese. Sul BD-100 è presente il secondo documentario “Back To The Roots” (56′) con focus sulla produzione, interventi di giornalisti musicali e appartenenti alla scena musicale dell’epoca e lo stesso Oliver Stone. Sottotitoli in italiano ovunque. Anche questo titolo è parte della linea 4Kult Eagle Pictures che include una card numerata (1000 pz) da collezione. Ricordiamo che la versione americana è diversa e più completa con materiale qui non incluso, da rimpiangere soprattutto il commento al film del regista.

TESTATO CON: Tv OLED Panasonic TX-55GZ2000, UHD player OPPO UDP-203 e Samsung UBD-K8500/ Sistema audio: Yamaha CX-A5100, sistema altoparlanti Yamaha Soavo-1, Soavo-2, Yamaha 8″ 3 vie x 4 a soffitto, centrale Jamo Center 200, 2 x subwoofer attivo Jamo E4. Configurazione ATMOS 7.2.4

UHD The Doors disponibile su DVDStore.it

The Doors [UHD]
8 Recensione
Pro
Scan 4K 16 bit & D.I. 4K
Restauro Lab. Immagine Ritrovata
HDR-10 wide color gamut
DTS-HD MA 5.1 inglese
DTS-HD MA 2.0 italiano
Contro
Dolby Vision ed. USA assente
Dolby ATMOS ed. USA assente
Stessi extra vecchia edizione Studio Canal
Manca il commento del regista
Riepilogo
Prodotto e distribuito da: Eagle Pictures
Durata: 140'
Anno di produzione: 1991
Genere: Biografico
Regia: Oliver Stone
Interpreti: Val Kilmer, Meg Ryan, Kyle MacLachlan, Frank Whaley, Kevin Dillon, Michael Wincott, Michael Madsen, Josh Evans, Dennis Burkley, Billy Idol, Kathleen Quinlan, John Densmore
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Supporto: BD 100 + BD 50
Aspect Ratio: 2.35:1
Codifica Video: 2160p HEVC
Audio: italiano DTS-HD Master Audio 2.0; Inglese DTS-HD Master Audio 5.1
Sottotitoli: italiano
Qualità artistica
Video
Audio italiano
Audio originale
Extra
Il giudizio di AF


 

 

 

 

 

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