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Sky rivede la fatturazione ma non gli aumenti

Sky Italia

Sky pubblica sul proprio sito la decisione di tornare al vecchio sistema abolendo la fatturazione quadrisettimanale. Ma gli aumenti di ottobre restano invariati.

Anche Sky dopo gli operatori telefonici, TIM, Vodafone, Wind, Tre e Fastweb, si adegua alla legge 172/2017 e applica la nuova cadenza di fatturazione mensile. Dal 1 aprile 2018, dunque, si torna al vecchio sistema, con un listino rinnovato eliminando l’odioso quanto diabolico trucchetto introdotto dagli operatori che prevedeva una fatturazione a 28 giorni, anziché a 30, creando in questo modo una tredicesima mensilità extra a carico dei consumatori che si sono trovati con un aumento del costo annuale dell’8,6%.

È una vittoria di Pirro quella dei consumatori, perché il costo annuo maggiorato lo scorso ottobre da Sky e prima dagli altri operatori con il trucchetto delle 13 fatture annue, resta invariato. La cifra complessiva è stata semplicemente distribuirta su 12 mensilità. Non solo, gli annonati Sky non potranno avvalersi del diritto di recesso senza penali come invece era accaduto in autunno con l’entrata in vigore della fatturazione a 28 giorni. Evidentemente i vertici dell’azienda hanno ritenuto l’operazione troppo pericolosa per riproporla anche oggi. Già perché nel bilancio reso noto nei giorni scorsi dal colosso della TV via satellite appare evidente che i 15 mila contratti “persi” nel 2017 siano da imputare proprio alla “furbata” dell’aumento di ottobre.

Sky rivede la fatturazione ma non gli aumenti

Un passo indietro

Per capire meglio ciò che sta accadendo in questi giorni occorre fare un passo indietro nel tempo. Ovvero tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 quando tutti i principali operatori della telefonia hanno modificato la periodicità nell’invio delle bollette da mensile a settimanale, in pratica una ogni 28 giorni. Ciò ha comportato l’aumento delle mensilità che sono diventate per magia 13 e non più 12, con un aggravio delle tariffe medie su base annua di non poco conto (+8,6%). E alla “truppa” si è aggiunta anche Sky, come si diceva, nell’ottobre dello scorso anno.

Una sorta di appropriazione indebita, sostengono alcuni esperti di diritto, che è andata avanti nonostante i moniti dell’Agcom fino all’intervento del Governo. Il 4 dicembre 2017 è stato infatti inserito nella Legge di Bilancio l’obbligo per imprese telefoniche, reti televisive e servizi di comunicazioni elettroniche di ritornare ad una fatturazione mensile, fissando in 120 giorni i termini per adeguarsi, termini che scadono il 4 aprile 2018. In caso di violazione della norma si applicherà un indennizzo forfettario pari a 50 euro in favore del consumatore, maggiorato di 1 euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine assegnato dall’Autorità delle Comunicazioni.

Tutto bene, dunque? A nostro avviso no, perché il legislatore ha di fatto scritto che gli operatori potranno continuare ad incassare quello che stavano guadagnando in più grazie alla fatturazione settimanale. Per cui gli operatori stessi, Sky inclusa, hanno fatto la cosa più ovvia, ovvero hanno spalmato su una fatturazione mensile quello che ogni anno portavano a casa con la fatturazione quadrisettimanale.

 

 


 

 

 

 

 

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