HI-FI Prove

McIntosh RS100: quando il brand non basta

Per 1500 euro si deve pretendere molto anche da un produttore di lusso come McIntosh, ma lo speaker wireless RS100 ha davvero faticato a convincerci.

È grazie a ottimi prodotti come lo Zeppelin di B&W e il Mu-So di Naim se gli speaker wireless hanno fatto il salto di qualità per rendere questi dispositivi desiderabili anche agli occhi degli appassionati di Hi-Fi disposti a spendere anche cifre importanti, grazie a indubbi pregi come la costruzione di ottimo livello, la qualità audio eccellente e una connettività estremamente ampia e versatile.

Per 1500 euro ci si aspetterebbe che anche il McIntosh RS100 (primo speaker wireless del produttore americano) abbia questi stessi pregi, ma stiamo pur sempre parlando di McIntosh e il prezzo, che a molti può sembrare eccessivo, è da considerarsi in realtà “basso”, tanto che persino le cuffie MHP1000 costano quasi il doppio (2600 euro).

McIntosh RS100

Un indizio che ci lascia insomma con qualche dubbio e il fatto che McIntosh sia all’esordio nel segmento degli speaker wireless (come lo fu Naim nel 2014) non innalza certo le aspettative, tanto che l’RS100 è in effetti una mezza delusione. Ma andiamo con ordine.

Costruzione e funzionalità

A prima vista l’RS100 è un gran bel prodotto, con il classico look solido, squadrato ed elegante made in McIntosh e con tanto di VU Meter in bella vista illuminato da una luce blu. Lo speaker è posto su una base in alluminio e frontalmente troviamo due manopole (volume e ingresso) e una classica retina removibile. Sembra di avere di fronte un classico speaker da stand e non un diffusore wireless e anche il peso di quasi 7 Kg non si vede tutti i giorni per un prodotto di questo tipo.

Nonostante la sua natura prettamente wireless, ci saremmo aspettati dal RS100 molta più completezza a livello di connessioni. Troviamo infatti solo un ingresso RCA mono (per lo stereo avrete bisogno di un adattatore) e un’uscita per il subwoofer, mentre tutto il resto è affidato alla connettività Wi-Fi. Insomma, niente Bluetooth e niente ingresso da 3,5mm per connettere sorgenti esterne prive di Wi-Fi o di uscita tramite RCA e, per il prezzo richiesto, non è una mancanza da poco.

McIntosh RS100

Manca anche una porta Ethernet (anche in questo caso è necessario un adattatore opzionale) e la porta USB è dedicata unicamente ad aggiornamenti del firmware o a ospitare l’adattatore Ethernet, ma non possiamo usarla per riprodurre brani presenti in una chiavetta o in un Hard Disk. E che dire dei formati audio? L’RS100 supporta nativamente fino a 24bit/96kHz e ciò significa che se gli diamo in pasto materiale a 24-bit/192kHz, lo speaker effettua un downsampling a 96 kHz.

Cosa che magari non farà né caldo né freddo a un utente medio, ma chi acquista un prodotto McIntosh ha giustamente altre pretese e molti rivali del RS100 in questa fascia di prezzo offrono un supporto nativo hi-res pieno fino a 192kHz, senza poi contare che la compatibilità con i formati audio è limitata a MP3, AAC, FLAC e WAV (il minimo indispensabile insomma).

Non essendoci alcun telecomando, il controllo dello speaker è affidato all’app di terze parti DTS Play-Fi disponibile per iOS, Android e Windows, che serve sia per connettere lo speaker alla vostra rete Wi-Fi, sia per gestire la riproduzione musicale. In pochi minuti si è così pronti a scegliere un servizio streaming (Spotify, Deezer, Tidal), ascoltare delle internet radio o riprodurre brani da un NAS o da un altro dispositivo connesso alla rete Wi-Fi.

L’app, ben fatta, semplice da utilizzare e molto stabile, permette inoltre di configurare un sistema multi-room che può essere composto da un massimo di 16 RS100 o da qualsiasi altro dispositivo che utilizza la piattaforma DTS Play-Fi (ce ne sono di brand importanti come Pioneer, Onkyo, Klipsch e Rotel). Naturalmente poi nulla vieta di comprarsi due RS100 per mettere in piedi un sistema stereo.

McIntosh RS100

Qualità audio

Per prima cosa abbiamo eseguito l’accesso a Tidal per testare l’RS100 in quello che dovrebbe essere il suo punto forte, ovvero la musica in streaming hi-res. Basta poco però per accorgersi come lo speaker McIntosh non sia proprio esemplare alla prova dei fatti. Gli alti ad esempio non ci hanno convinti e ascoltando Talk Show dei Radiohead notiamo come suonino aspri e poveri di dettaglio.

È vero che si tratta di un brano non facile e con molti cambi di atmosfera e sonorità, ma l’RS100 enfatizza soprattutto le parti più selvagge e “chiassose”. I piatti suonano aspri, i riff di chitarra hanno poco corpo e le parti vocali stridono invece di ammaliare. Insomma, una prova d’ascolto tutt’altro che piacevole e questo anche per il modo poco convincente con cui l’RS100 gestisce la dinamica.

Proviamo allora qualcosa di più soft come The Far Road di Nick Cave & The Bad Seeds, ma anche in questo caso non ne usciamo convinti. Le note di piano che aprono il brano suonano infatti piatte e poco naturali, mancando di sfumature e texture. Le note più carezzate sono infatti quasi indistinguibili da quelle suonate con più forza e trasporto e il lato più toccante ed emozionale del brano fa davvero fatica a emergere con questa dinamica così piatta.

McIntosh RS100

Un limite che risalta ancora di più se mettiamo l’RS100 vicino all’AeroSphere Small di Geneva, speaker wireless che costa circa un terzo. Pur restituendo un soundstage meno ampio, questo speaker è in grado di esprimere una dinamica che l’RS100 non riesce a restituire e, vista la differenza di prezzo, McIntosh dovrebbe prendere nota.

A convincere del RS100 sono invece i bassi. Corposi, pesanti e agili al tempo stesso, sono il vero punto forte di questo speaker e basta ascoltare un brano come All The Way Up di Fat Joe per accorgersene. A un ascolto più attento però emerge anche una leggera disconnessione tra le linee di basso e il resto della strumentazione, come se l’RS100 non riuscisse a legare i vari elementi dell’arrangiamento in modo davvero convincente.

Esaurita con pochi entusiasmi la prova dello streaming con Tidal, abbiamo testato lo speaker con brani ospitati sul nostro NAS, ma le cose non sono cambiate radicalmente, seppur sia evidente un piccolo miglioramento. I brani hi-res suonano leggermente più dettagliati, chiari e limpidi senza quegli eccessi sugli alti riscontrati in precedenza, ma c’è sempre un po’ di imprecisione e si fa fatica a percepire quei dettagli che vanno oltre la superficie.

McIntosh RS100

Passando a un brano duro, tosto e potente come Hardwired del nuovo album dei Metallica, l’impatto non manca certamente, ma non appena le parti del brano si fanno un po’ più complesse l’RS100 fatica a starvi dietro. I medi sembrano chiudersi con il risultato di soffocare un po’ gli strumenti e di non esprimerli al meglio.

A livello di potenza invece l’RS100 è una piccola bestiolina, ma attenti ad andare oltre la metà del volume massimo. Dopo questa soglia infatti le dinamiche iniziano infatti ad andare in sofferenza e i brani diventano più piccoli, meno dettagliati e artificiosi.

Verdetto

Anche per il prezzo di listino di 1500 euro l’RS100 è risultato uno speaker wireless molto inferiore alle aspettative, convincendoci poco su quasi tutti i versanti. Con prodotti dal prezzo simile come ad esempio il Mu-so di Naim a fargli concorrenza, l’RS100 non può affidarsi solo al blasone di McIntosh per ritagliarsi uno spazio di rilievo in questo mercato.

A livello di dinamica ad esempio esce sconfitto da speaker che costano un terzo, la connettività e le connessioni sono limitate e, a parte la potenza e la buona resa dei bassi, l’ascolto con materiale hi-res non ci ha convinti quasi per nulla. Insomma, c’è ancora molto lavoro da fare per il produttore americano.

© 2016, AF Digitale. Tutti i prodotti sono stati provati nelle apposite sale di ascolto e di visione di What HiFi? e Stuff dal team editoriale con sede nel Regno Unito.

  • schwalbe

    Come faccia andare meglio nei bassi, con un wooferino da 10cm, che alti, è un mistero!
    Comunque son ottimisti, max 16 RS100 son 24000 euro, ma forse uno sconticino ci scappa, mi piacerebbe vedere quante ne vendono!
    A me sembra un prodotto fuori da ogni logica.

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