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Itunes Store e il mistero dei prodotti digitali scomparsi

Itunes Store e il mistero dei prodotti digitali scomparsi

Il liquido è pratico, non occupa alcuno spazio, è fruibile su molteplici device ma soprattutto segue il proprietario ovunque si trovi fuori casa, o no?

La generazione millennials sarà anche abituata al liquido e a servizi come iTunes Store ma chi ha più di qualche anno sulle spalle concepisce l’acquisto di musica o film prevalentemente in forma fisica. Con l’avvento di streaming e cloud può risultare comunque pratico disporre di una library di titoli, da fruire anche outdoor attraverso dispositivi portatili come tablet o smartphone.

Itunes Store e il mistero dei prodotti digitali scomparsi

C’è ovviamente chi ha eletto il liquido la propria base dati primaria, tutto perfetto quando si tratta di scelte di noleggio e fruizione one-shot, meno nel momento in cui il suddetto materiale viene acquistato per successive visioni.

Sono diverse le aziende che offrono tali servizi, tecnologicamente evolutisi nel tempo tanto da eguagliare in termini di risoluzione l’offerta fisica per esempio di 4K e HDR. Quanto all’effettiva resa audio/video rimane ancora indietro a causa degli ‘scogli strutturali’ della rete nel nostro Paese, specie al di fuori delle grandi metropoli, ma in questo senso crediamo sia solo questione di tempo.

Itunes Store e il mistero dei prodotti digitali scomparsi

Sempre più facile quindi ritrovarsi a creare una propria selezione di titoli rental e/o sell, dove a prescindere da quanto dichiarato dai fornitori di tali servizi potrebbe insorgere il dubbio: quanto ci appartengono i prodotti digitali che andiamo ad acquistare? Una domanda sorta ancor più spontanea in seguito all’esperienza vissuta da un cliente iTunes Store, il Dr. Anders Gonçalves da Silva, dalla cui library sono ‘scomparsi’ tre film acquistati a suo tempo sulla piattaforma in quanto sembrava che il relativo distributore li avesse ‘ritirati dal mercato’.

L’assistenza ha offerto il download gratuito di tre titoli sostitutivi ma il Dr. da Silva non ha voluto sentire ragioni, chiedendo disponibilità proprio di quelli o la restituzione del danaro. In molti hanno puntato il dito contro Apple fomentando discussioni sul significato ultimo e più ampio di acquisto/possesso di un prodotto liquido anche se, alla luce di quanto detto, sarebbe più corretto parlare di ‘noleggio a lungo termine a scadenza imprecisata’. Questo però non è esattamente quello che è accaduto.

L’offerta su iTunes Store Italia per Grand Budapest Hotel in alta definizione

Itunes Store e il mistero dei prodotti digitali scomparsi

iTunes non ha cancellato i titoli scomparsi dai dispositivi di da Silva, quanto successo è invero legato al fatto che l’acquirente ha trasferito la sua residenza, muovendo presso un altro continente.

Approfondendo i termini di servizio iTunes Store si scopre per esempio che i contenuti preventivamente scaricati potrebbero non essere nuovamente scaricabili. Invero da Silva si è trasferito dall’Australia, dove aveva effettuato gli acquisti, per andare a lavorare in Canada, due iTunes Store diversi. La questione è ulteriormente complicata dal fatto che i tre film in questione (Cars, Cars 2 e Grand Budapest Hotel) sono presenti su iTunes Store in entrambe le nazioni ma, come può accadere quando si cambia residenza in misura così radicale, non è garantito che nel luogo di partenza e in quello di arrivo risiedano le medesime versioni.

Un’offerta in continua evoluzione che potrebbe arrivare a competere col pre-registrato

Itunes Store e il mistero dei prodotti digitali scomparsi

La stessa Apple asserisce che i film già scaricati possono essere visionati in qualsiasi momento e non vengono eliminati a meno che il proprietario non scelga di farlo. Cambiando le impostazioni del proprio Paese di residenza alcuni film potrebbero però non essere disponibili per il download dal locale negozio, se necessario si può cambiare le impostazioni nel Paese precedente per riscaricarli, ma potrebbe non essere soluzione certa.

Dunque la società afferma chiaramente che non elimina titoli senza autorizzazione e che si dovrebbe essere in grado di scaricarli nuovamente dal “Paese precedente” quando non disponibili in quello nuovo. Il fatto è che in giro per il mondo lo stesso film potrebbe non avere il medesimo visto censorio, essere diverso quanto a versione (revisione montaggio per ragioni culturali/politiche o per giungere a diverso rating) e quindi venire considerato ‘altro prodotto’ rispetto a quanto acquistato in precedenza.

Nazione che vai, iTunes Store che trovi: The Greatest Showman offerto 4K/HDR

Itunes Store e il mistero dei prodotti digitali scomparsi

A questo si aggiunga la pratica d’uso comune tra gli appassionati di cinema che saltano da una regione all’altra proprio per aggirare tali divieti spingendo le aziende ad attuare contromisure onde evitare ‘fughe’ non volute di materiale, con l’effetto boomerang che chi lecitamente muove davvero in altro luogo del pianeta ne paga le conseguenze.

Detti film potrebbero ancora essere memorizzati nell’account australiano di da Silva – che però non può facilmente tornare alla regione australiana per effettuare un nuovo download. Apple richiede ai clienti di avere una carta di credito locale o un conto PayPal in archivio, il che generalmente implica di specificare un indirizzo di fatturazione locale.

Chissà dove risiedono fisicamente i film acquistati e lasciati nel cloud…

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Anche se da Silva ora vive in Canada e non più in Australia, l’assistenza di Apple gli ha suggerito una soluzione alternativa non senza implicazioni: per tornare nel negozio australiano (e ritrovare i 3 film “scomparsi”) da Silva deve rinunciare all’abbonamento al negozio canadese, rientrato all’interno del quale dovrà scaricarli su un dispositivo iOS o Mac come server locale, questo se volesse trasmetterne il contenuto su Apple TV. Una soluzione che, in caso abbia effettuato nuovi acquisti dal Canada, comporta comunque una perdita.

Il liquido può essere pratico, segue il proprietario anche fuori casa ma certo non così fuori casa. Francamente troviamo difficile immaginare un collezionismo massiccio in tal guisa, acquisto di centinaia di titoli liquidi stoccati nei propri archivi o (peggio) in un imprecisato cloud server. Non ultimo il pensiero legato al desiderio assoluto di privacy da parte di chi non desidera che altri, chiunque altro, venga a conoscenza dei propri gusti personali.


 

 

 

 

 

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