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Intervista a Greig Fraser, DoP di Rogue One e candidato all’Oscar per Lion

intervista Greig Fraser

Il direttore della fotografia di Rogue One e Lion, Greig Fraser: “I LED hanno cambiato il mio lavoro e il digitale 6K 65mm è il miglior formato che abbiamo a disposizione”.

Fresco fresco di nomination agli Oscar 2017 nella categoria “Best Achievement in Cinematography” per Lion e dopo aver lavorato a un blockbuster di punta come Rogue One – A Star Wars Story, il direttore della fotografia (DoP) australiano Greig Fraser si trova decisamente sulla cresta dell’onda a Hollywood.

“Quello che ho imparato da Lion ho provato a donarlo a Rogue, e quello che ho imparato da Rogue ho provato a donarlo a Lion” rivela Fraser.

“E’ stato davvero un meraviglioso periodo di interconnessioni per me come direttore della fotografia. Ho dovuto esercitare differenti parti del mio cervello e al contempo rimanere fedele a quello che avrei voluto vedere nel film. Penso che entrambi i film alla fine abbiano beneficiato dell’esperienza sull’altro set”.

Prima di iniziare le riprese di Lion, Fraser ero nel bel mezzo della pre-produzione di Rogue One, proprio quando scoprì le luci LED RGB Sputnik, uno strumento che gli ha dato un controllo senza precedenti sul range, la qualità e i colori della luce.

“E’ uno strumento incredibile – racconta Fraser – puoi controllare direttamente tre fonti di luce e comandarle direttamente dall’Ipad. E’ unico.”

Intervista a Greig Fraser, DoP di Rogue One e candidato all'Oscar per Lion

Il founder di Digital Sputnik è Kaur Kallas e sostiene che le sue luci siano l’accessorio cromatico per eccellenza a servizio dei filmaker. “Puoi letteralmente cominciare a pitturare con la luce. I DOP sono elettrizzati da quanto controllo posso esercitare sulla scena. Sono dei maniaci del controllo dopotutto. Se possono raggiungere il look che vogliono già sul set, è meglio che farlo in post produzione.”

Il LED Sputnik è la pietra angolare dell’estetica di Rogue One. Si percepiscono quasi in ogni scena, anche perché Fraser ha adottato i modelli D3 e D6 sia per l’illuminazione on-screen che off-screen. Al di là dei LED si è affidato alla cinepresa ARRI Alexa 65, una digitale 6K a 65mm che ha debuttato in Revenant – Redivivo lo scorso anno. Fraser poi ha scelto le lenti anamorfiche Ultra Panavision 70, le stesse scelte da Quentin Tarantino per il suo The Hateful Eight, di modo da scolpire quei fotogrammi galattici larghissimi che contraddistinguono la saga di Star Wars.

Sul set di Lion, per cui Fraser ha vinto il prestigioso Camerimage Golden Frog (è il premio più importante per il settore dopo l’Oscar per miglior fotografia), i LED hanno facilitato il suo lavoro.

Intervista a Greig Fraser, DoP di Rogue One e candidato all'Oscar per Lion

“Sul set di un film piccolo come questo, potevo sedermi dietro l’obiettivo”, ricorda il cineasta, “e potevo chiedere alla troupe di spostare le luci dove le volevo, aggiustare i livelli, cambiare la temperatura per adattarla alla luce posteriore, frontale.. Qualsiasi cosa volessi.”

L’adattabilità delle luci ha giocato un fattore di non poco conto mentre si girava per le caotiche strade indiane, se si considera che costituiscono gli scenari di metà film. Inoltre hanno permesso al DOP una certa agilità: “Ho usato i LED quasi sempre. Erano la mia fonte di illuminazione primaria. Penso di aver usato un M18 fuori da una finestra una notte per dar chiarore ad un palazzo, ma probabilmente nemmeno lo noterete. Tutto il lavoro più personale e intimo l’ho raggiunto grazie agli Sputnik.”

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Pur con un budget limitato, Lion cattura l’essenza di tutta una comunità attraverso gli occhi del piccolo protagonista Saroo, di soli cinque anni. Il bambino viene sottratto alla famiglia in una sovrappopolata stazione dei treni. L’India è dipinta come un mosaico di umanità e un luogo ostile che minaccia di inghiottirti. C’è un momento, una particolare sequenza in cui Saroo cerca di rintracciare i familiari. E’ un momento sbalorditivo. I movimenti di camera mossi ci fanno percepire la disperazione e quando il bambino soccombe alla sua sfortunata condizione, anche la camera si arrende tornando fissa.

Fraser e il regista Garth Davis hanno orchestrato la sequenza partendo dalla mappa emotiva della scena. “Di solito parto delle emozioni  del personaggio”, racconta Fraser, “ la cinepresa riflette, o non riflette, lo stato d’animo degli attori. Dipende tutto da quello che vuoi ottenere. Per esempio, se il personaggio dà di matto allora come DOP hai la licenza di usare la camera a mano. Se il personaggio è esausto e si rassegna al fatto che quella è la sua vita, probabilmente i movimenti di macchina si fanno più lenti.”

Ma come filmare i bambini attraverso una giungla di migliaia di persone? Fraser espone come ha aggirato l’ostacolo.

“E’ davvero difficile se filmi in strada fissare il fuoco su un attore e non girargli attorno in cerchio. E’ già abbastanza difficile farlo al centro di una città come Los Angeles, farlo in India è un’impresa impossibile. E allora devi farti furbo e fare in modo che la maggior parte delle persone non vedano la cinepresa. L’audience deve pensare che è vita reale e che sta accadendo in quel momento.”

Fraser ha dovuto quindi nascondere la cinepresa in scatoloni. La maggior parte dei camion in India fa sia da cargo che da autobus per le persone. E le scatole non mancano mai. Quindi la soluzione ideale è stata raccogliere una serie di scatole su un veicolo in movimento. “Abbiamo inserito la cinepresa in un box con un buco, un po’ come Candid Camera. Via radio dicevo all’autista di posizionarsi qui o là. Nel frattempo cambiavo la lente e mi mettevo in posizione. Il bello è che nessuno vedeva la cinepresa.”

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Mentre l’ARRI Alexa XT è stata adottata per le porzioni di Lion ambientati in Australia, in India Fraser ha lavorato con la ARRI Alexa XT M su uno stabilizzatore. “ Il gimbal ci ha facilitato non poco, specialmente per le altezze. Potevamo fissarla all’altezza del bambino, un’opzione difficilmente impiegabile con una steadicam. Il più avevamo un drone equipaggiato con una camera RED Dragon.”

Ricorda il DOP: “Abbiamo lavorato duramente sul set in India. Mi ricorda i primi lavori, i primi video musicali per 1.000 dollari e l’essere ingenui.”

Sebbene la narrazione sia cronologica, Lion si muove fluidamente tra passato e presente quando Saroo scava nella sua memoria cercando indizi riguardo le sue origini. Per illustrare la ricerca, regista e DOP hanno mantenuto uno stile visivo rigoroso; la cinepresa non distingue tra gli eventi del presente e i flashback.

“Anche se è un flashback”, rammenta Fraser,” per Saroo non lo è affatto. Lui è lì che si beve una birra, o sta nuotando nell’oceano. Per quanto ne sappiamo sua madre lo sta ancora freneticamente cercando, magari sta indagando su tutti i ragazzi che saltano sui ponti di fiume vicino alle stazione indiane. E’ importante che lo spettatore non dica ‘Oh certo, è un flashback’ perché non lo è. Tutto sta accadendo nella mente del protagonista.”

Questa particolare attenzione all’interiorizzazione del personaggio è quello che ha salvato Lion. Magari nelle mani di un autore meno sofisticato si sarebbe trasformato in un prodotto hollywoodiano sdolcinato. “Può sembrare un chiché dirlo ma Garth era il giusto regista per questa storia. Sa illuminare gli attori e bilanciare meticolosamente le emozioni chiamate in gioco.”

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“La prima volta che ho visto il film al completo ero a Melbourne. Ricordavo perfettamente i colpi di scena, la vicenda e come si sviluppavano gli eventi.. Ma ho pianto comunque come un bambino”.

Un altro fattore che accomuna Fraser a Roger Deakins è l’opinione che l’aspetto visivo serva a veicolare la storia. La fotografia serve la narrazione e non il contrario. Come ricorda il filmaker: “Sul set di Rogue One mi comportavo come un abitudinario. Non volevo che la bellezza delle immagini fosse gratuita o che distaccasse lo spettatore dalla storia. Volevo cercare il realismo e che si percepisse come tale.”

La stagione dei premi è già iniziata e presto sapremo le nomination agli Oscar. Lion si sta espandendo a macchia d’olio raggiungendo tutti i mercati internazionali e raccogliendo lodi di critica e pubblico per la direzione visiva e registica. Rogue One dal canto suo è già un grande successo di botteghino. Nel frattempo Fraser non si fa corteggiare dai suddetti successi.

Dopo la sconvolgente scoperta dei fari Sputniks, si è fatto persuadere dai social: il suo rapporto con Instagram è già una love story. “Mi diverto tantissimo su Instagram. Scrivo in chat interessantissime con giovani fotografi. Non penso di essere il tipo che possa dispensare consigli.. Non sono un arrogante sotuttoio ma amo rispondere alle domande.”

Intervista a Greig Fraser, DoP di Rogue One e candidato all'Oscar per Lion

L’interrogativo più comune è, manco a chiederlo, come abbia fatto a raggiungere il successo. Come si arriva a dirigere simultaneamente due delle pellicole più importanti dell’anno?

“Non c’è una risposta corretta a questa domanda” ammette Fraser. “Sono stato molto fortunato ad aver dei buoni collaboratori in gioventù. Ora sono dei miei amici nonché registi in attività. Ho anche lavorato duro su qualsiasi progetto in cui ero coinvolto.. E ho investito tempo nel ricercare i migliori progetti a cui partecipare”.

Il fattore che aiuta la dorata salita verso il business è la strategia. Come suggerisce Fraser: “Dovreste girare il più possibile. Continuare a scattare e mostrare solo la parte migliore del vostro lavoro perché le persone giudicano quel che vedono. E il lavoro del direttore della fotografia dipende dall’opinione sul suo girato.”

Intervista a Greig Fraser, DoP di Rogue One e candidato all'Oscar per Lion

E’ intrigante e largamente democratico il pensiero che Fraser ha della digitalizzazione fotografica. “Oggigiorno penso che esistano ben poche barriere nel mondo del filmaking. Sono eccitato dalla potenzialità dei giovani talenti. Sono curioso di vedere cosa faranno.. Anche perché ancora non si sono accorti dell’immenso vantaggio che abbiano sui direttori della fotografia vetusti. Io per primo giravo in pellicola. Ora basta una 5D per catturare foto straordinarie”.

Tra qualche mese potremo apprezzare in Blu-ray sia Rogue One che Lion e li metteremo sotto la lente d’ingrandimento. Fraser dal canto suo si dichiara “esaltato da scoprire cosa il pubblico pensi di entrambi i film.” Ammette: “Penso che dopo aver visto Rogue One e Lion si possa capire perché reputo i LED lo strumento che ha sconvolto il mio modus operandi e come mai il digitale a 65mm sia il miglior formato attualmente a disposizione”.

 

Intervista a Greig Fraser, DoP di Rogue One e candidato all'Oscar per Lion

Author: Gianluca Dadomo


 

 

 

 

 

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