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Intelligenza artificiale e smartphone: fantasia o realtà?

Intelligenza artificiale
Credits: iStockphoto

Il termine intelligenza artificiale è tornato di gran moda con la nascita dei primi processori “bionici” per smartphone di nuova generazione. Tanto potenti da poter gestire funzioni di apprendimento automatico, riconoscimento del linguaggio naturale, realtà virtuale e aumentata.

Dopo l’abbuffata di fantasie degli anni ’80, l’idea di intelligenza artificiale così come ce l’hanno venduta guru o presunti tali è andata in naftalina. E lì c’è rimasta per decenni. Improvvisamente il tema è tornato di estrema attualità, legato questa volta a progetti tutt’altro che fantasiosi. Qualche esempio? Le vetture che guidano da sole e, in tempi più recenti, gli smartphone di nuova generazione.

Se nel primo caso le “applicazioni intelligenti“ legate al settore automobilistico possono essere concettualmente percepibili al primo colpo, per un prodotto specifico come uno smartphone è davvero difficile calarle nella realtà di tutti i giorni.

Arrivano i super smartphone

Per comprendere meglio, dobbiamo fare un passo indietro, quando cioè agli inizi di quest’anno Deloitte, in un report destinato anche al mercato mobile, sosteneva che entro la fine del 2017 sarebbero stati più di 300 milioni i telefoni con a bordo sistemi di apprendimento automatico.

Intelligenza artificiale e smartphone: fantasia o realtà?I giochi sono risultati un po’ più chiari quando Apple ha lanciato sul mercato i nuovi iPhone 8, dispositivi che al loro interno integrano un nuovo chip, l’A11 Bionic che, dal punto di vista computazionale garantisce prestazioni superiori del 70% rispetto al precedessore Fusion che equipaggiava gli iPhone7. Il nome stesso del prodotto evoca in tutti noi l’idea di sovrumano, di un qualcosa capace di unire le caratteristiche dell’essere umano con qualcosa di tecnologicamente avanzato.

A cosa serve tutta questa potenza di elaborazione?

Semplice, renderà eseguibili una serie di nuove funzioni “bioniche” che rientrano proprio sotto il grande ombrello dell’intelligenza artificiale. Dal machine learning, ovvero le funzioni di apprendimento automatico, al riconoscimento del linguaggio naturale, dalla Realtà Aumentata alla Realtà Virtuale.

E il colosso di Cupertino non è l’unico produttore impegnato su questo fronte. Huawei lo scorso settembre, ancor prima che Apple rendesse disponibili i nuovi terminali portatili, ha presentato Kirin 970, un processore rivoluzionario tanto quanto quello di Apple che affianca alla CPU (Central Processing Unit, ovvero l’unità di elaborazione centrale) e alla GPU (Graphics Processing Unit, l’unità di elaborazione grafica) la NPU (Neural Processing Unit), ovvero l’unità di calcolo neurale dedicata alle applicazioni di intelligenza artificiale.

Intelligenza artificiale e smartphone: fantasia o realtà?E il processore vedrà la luce con l’arrivo del Mate 10, il cui debutto è atteso a giorni. Arriveranno un po’ più in là nel corso dell’autunno anche i Pixel 2 di Google, fortemente orientati alle applicazini di intelligenza artificiale, realtà virtuale e realtà aumentata. Tra le altre novità, i Pixel 2 di Google saranno affiancati (purtroppo solo negli USA) da Pixel Buds, auricolari che permettono di tradurre all’istante ogni conversazione in 40 lingue.

Sfera di cristallo

Intelligenza artificiale e smartphone: fantasia o realtà?

 

La fine dell’anno è ormai dietro l’angolo, quindi è lecito chiedersi se le predizioni che Deloitte ha fatto a suo tempo siano state rispettate anche nella realtà. E la risposta è che i ricercatori, questa volta, hanno fatto centro, non tanto nei numeri che dicono poco o nulla, quanto nel fatto che hanno delineato un trend che sarà trainante per l’intero mercato negli anni a venire. Non sappiamo se da qui alla fine dell’anno l’industria della telefonia mobile riesca a vendere i 300 milioni di super smartphone di cui sopra, ma siamo certi che si sia innestato un meccanismo inarrestabile.

Intelligenza artificiale, per far cosa?

Come si traduce nella realtà questa intelligenza altra rispetto alla nostra? I nostri smartphone prenderanno vita tendando di sostituirci, si chiameranno a nostra insaputa? Senza scomodare la fantascienza, ipotizzando scenari pirotecnici e poco probabili, le applicazioni di intelligenza artificiale permetteranno al sistema operativo di “conoscerci” meglio interagendo con noi attraverso la forma più diretta possibile di comunicazione come quella vocale e applicazioni che si adegueranno alle nostre abitudini, ai nostri gusti, alle cose che facciamo più spesso ogni giorno. Magari senza limitarsi alle classiche funzioni di un telefono evoluto, quelle le diamo per scontate, ma ampliando il raggio a tutta una serie di attività legate ad altri dispositivi (diffusori audio, frigoriferi, aspirapolvere, automobile) che da tempo possono dialogare tra loro grazie all’idioma dei bit e che domani convergeranno tutte sul dispositivo personale per eccellenza: lo smartphone.

Ritorno alle origini

Attività non facili da gestire e abbastanza simili, almeno dal punto di vista teorico, a quelle che hanno fatto la fortuna di Google. Già perché il motore di ricerca tiene traccia di tutto ciò che facciamo sul web (e non solo) per restituirci informazioni “su misura” elaborate dal sistema stesso grazie a nuovi e potenti strumenti predittivi e alle app specifiche che ce le inviano. Con la differenza che se l’intelligenza di Google risiede nel cloud e gestisce miliardi di accessi e un’infinità di dati, l’intelligenza per le applicazioni degli smartphone sarà contenuta nei circuiti integrati e nella memoria del nostro dispositivo. E l’aumentata capacità computazionale sarà sufficiente a gestire in maniera intelligente il profilo del proprietario del telefono e ad elaborare tutti i dati che gli algoritmi riusciranno ad accumulare nel tempo, senza spararli nel web salvaguardando così quel poco di privacy che abbiamo conservato.

Una sorta di ritorno alle origini? Forse. In quest’ottica lo smartphone altri non è che il nostro caro e vecchio personal computer che negli anni, non solo ha cambiato forma, dimensioni (in modo da entrare nelle nostre tasche) e sistema operativo, ma ha anche ampliato il suo raggio d’azione con una miriade di applicazioni un tempo nemmeno ipotizzabili.


 

 

 

 

 

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