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Intel chiude il progetto Vaunt Smart Glasses

Intel chiude il progetto Vaunt Smart Glasses

Intel ha da poco annunciato la volontà di chiudere il New Devices Group (NDG)  cessando lo sviluppo del progetto Vaunt Smart Glasses

Poco chiaro in che modo Intel intendesse portare i Vaunt Smart Glasses sul mercato, in cerca di un partner con esperienza nel settore retail con cui collaborare e certo non è così difficile trovarsi in difficoltà nel creare direttamente prodotti consumer. Fallite le possibili partnership con importanti aziende del wearable come Oakley e Tag Heuer per affrontare al meglio il mass market non sorprende la scelta di non voler scendere in campo da soli.

Intel chiude il progetto Vaunt Smart Glasses

Un vero peccato che il ‘Progetto Superlight‘, nome in codice per i Vaunt Smart Glasses, non si concluda con la messa in produzione. Un interessante gadget wearable dato che, rispetto ad altri prototipi visti in passato, il display con le informazioni era concepito per attivarsi solo in caso di necessità.

Più pratici dei Google Glass i Vaunt erano la dimostrazione di come fosse possibile offrire contenuti e informazioni utili senza strafare o ingolfare di dati chi li indossa, lontani dalle prestazioni di altri apparati come gli Spectacles di Snap o i più complessi HoloLens sempre di Microsoft.

Intel chiude il progetto Vaunt Smart Glasses

Le informazioni, tipiche di uno smartwatch, diventavano visibili all’occhio attraverso un microscopico proiettore laser a bassissima potenza e con una risoluzione pari a 400 x 150 pixel. Integrato in seno alla montatura e invisibile all’esterno passava le informazioni nella parte in basso a destra, senza ostruire la visione. La comunicazione era concepita via bluetooth senza dimenticare che i Vaunt disponevano anche di accelerometri in modo da sfruttare i movimenti della testa mutuandoli in comandi.

La speranza quella che in futuro qualche altra azienda raccolga i frutti della ricerca Microsoft portandola a compimento, al momento rimane il dispiacere per la chiusura della divisione e la (quasi sicura) perdita di circa 200 posti di lavoro.


 

 

 

 

 

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