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Huawei Fit: la via di mezzo che convince a metà

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Un po’ smartwatch, un po’ fitness band, tanta autonomia e materiali buoni ma anche tante occasioni mancate. Ecco perché Huawei Fit non va oltre la sufficienza.

Durante la prova del recente Huawei Fit ci siamo posti una domanda: a chi si rivolge? La risposta è semplice: agli indecisi. D’altro canto non tutti sono sportivi agonisti con il pallino delle performance, dei grafici e di decine di dati da controllare dopo ogni allenamento. C’è anche chi vuole semplicemente tenere traccia dell’attività fisica senza grandi velleità da sportivo. Ecco, a costoro ha pensato il produttore cinese quando ha realizzato il Fit, ha cioè individuato un segmento di consumatori indecisi tra una fitness band e uno smartwatch. Vediamo dunque come si comporta questo wearable un po’ ibrido disponibile da alcune settimane anche in Italia al prezzo di 149 euro.

Indossalo sempre

Huawei Fit: la via di mezzo che convince a metà

Allacciandosi il Huawei Fit al polso, si ha la sensazione di un indossabile ben fatto, con il cinturino (sostituibile) in gomma che risulta resistente e non fastidioso anche se lo si stringe molto per un miglior rilevamento dei battiti cardiaci. Anzi, se lo consideriamo solo come un fitness tracker, il Fit è tra gli esponenti del genere più belli ed eleganti sul mercato, grazie al suo look form-factor circolare e a quella cornice attorno al display che, seppur fissa, dona certamente qualcosa in più a livello estetico.

Se poi aggiungiamo il vetro protettivo Gorilla Glass 3 e la resistenza all’acqua fino a 50 metri di profondità grazie alla certificazione IP68, il Huawei Fit può diventare senza problemi il classico wearable da indossare 24 ore al giorno, anche sotto la doccia.

Interfaccia: così così

Huawei Fit: la via di mezzo che convince a metà

Purtroppo la cura messa da Huawei sul versante estetico e costruttivo non vale altrettanto per l’usabilità. Il display touch con tecnologia e-ink è fin troppo piccolo per essere intuitivo e, come abbiamo già detto, quella cornice rotonda è solamente un abbellimento estetico.

L’assenza di pulsanti fisici, le animazioni lente, un software forse no ancora ottimizzato, i menu non organizzati al meglio e i lag nell’uso del touch rendono l’utilizzo del Huawei Fit tutt’altro che esaltante. In pratica ci si affida solo allo scrolling verticale per selezionare le varie voci, al singolo touch per confermarle e a uno swipe laterale per tornare alla schermata principale.

Non sempre però gli swipe vengono riconosciuti e, nonostante la buona precisione del movimento del polso per attivare il display, l’intera interfaccia sembra sempre troppo lenta e pachidermica, soprattutto rispetto a un wearable simile come il Fitbit Blaze

Multisport, ma non troppi

Huawei Fit: la via di mezzo che convince a metà

Le cose migliorano leggermente passando alle modalità di tracking. Troviamo infatti il tracciamento per corsa, ciclismo, nuoto, camminata e tapis roulant. Meglio di molti activity tracker in commercio, anche se, dal momento il Huawei Fit è proposto come un device multi-sport, ci saremmo aspettati qualche attività in più come ad esempio lo sci, una sessione di triathlon o il golf.

Evidentemente l’assenza di un GPS interno ha portato Huawei a concentrarsi sugli sport più comuni e praticati e in effetti, per le modalità proposte, il Fit funziona più che discretamente. Se iniziamo a correre ad esempio, possiamo controllare in un’unica schermata i dati di distanza, calorie, orario, velocità e battiti cardiaci.

Resta comunque il fatto che il display rimane piuttosto piccolo e vi è spesso la necessità di passare a un’altra schermata tramite swipe, cosa non proprio comoda e sicura se per esempio si sta andando in bicicletta.

Sensori e accuratezza

Huawei Fit: la via di mezzo che convince a metà

La presenza di un sensore per i battiti cardiaci fa sicuramente piacere, ma come spesso accade per questi sistemi da polso, l’accuratezza dei valori riportati non è paragonabile a quella di una fascia toracica. O meglio, quando si è a riposo i valori risultano anche piuttosto precisi, ma non appena si inizia un’attività fisica ecco che iniziano i primi problemi.

Dopo una corsetta tranquilla di 10 minuti ad esempio Huawei Fit ci segnava 173 battiti al minuto e, pur sapendo di non essere dei fenomeni del jogging e con la soglia massima solitamente attorno ai 190 bpm, il valore riportato era effettivamente troppo alto. Le cose si sono fatte più stazionarie e credibili con l’attività in bicicletta (forse perché le braccia rimangono ferme e riducono lo sforzo), ma anche in questo caso abbiamo ottenuto valori sempre leggermente più alti rispetto a quelli di una fascia toracica.

Anche il conteggio dei passi ci è parso approssimativo, con valori spesso superiori anche di 2-3.000 passi rispetto a quelli effettivamente fatti, mentre per la distanza, e in assenza del GPS, vengono riportati quasi sempre meno metri di quelli che si sono fatti in realtà. A proposito di GPS abbiamo sperimentato più volte difficoltà nel pairing con lo smartphone tramite l’app Huawei Wear, cosa che invece non si è verificata con la ricezione delle notifiche.

Comparto smart

Huawei Fit: la via di mezzo che convince a metà

Se però le notifiche sono sempre puntuali, interagire con esse non è il massimo della comodità. Quasi sempre infatti il testo del messaggio arriva spezzettato su più schermate e alla fine è quasi più comodo prendere in mano il telefono e leggersi tutto il testo in una volta sola invece che continuare a passare da una schermata all’altra.

L’app Huawei Wear è comunque fondamentale se si vogliono controllare i dati raccolti durante l’attività fisica, visto che sul display del Fit le informazioni visibili sono davvero pochissime. Anche così però non aspettatevi una di quelle app super professionali, ma accontentatevi se mai di statistiche piuttosto basilari e di qualche ben grafico.

Autonomia

Huawei Fit: la via di mezzo che convince a metà

Dopo aver caricato completamente la batteria (circa due ore da 0 a 100), preparatevi a utilizzare il Fit per circa una settimana prima di ricaricarlo. E intendiamo una settimana anche piuttosto attiva, con qualche corsetta, due uscite in bicicletta e qualche nuotata e notifiche sempre attive. Merito certamente del display e-ink che consuma molto poco ma anche dell’assenza del GPS, solitamente il modulo che consuma di più in indossabili di questo tipo.

Il nostro verdetto

Il Huawei Fit non è un wearable esaltante. È anzi la classica via di mezzo tra uno smartwatch limitato (il sistema di notifiche) e un fitness tracker poco comodo da usare, a causa di un’interfaccia e di display touch che rende la user experience farraginosa. È costruito bene e ha una un’autonomia di tutto rispetto, ma tra la modesta precisione del sensore dei battiti cardiaci e l’assenza del GPS con 30-40 euro in più si possono trovare alternative più complete, utili e versatili come il Fitibit Blaze o il Garmin Vivoactive HR.

© 2017, AF Digitale. Tutti i prodotti sono stati provati nelle apposite sale di ascolto e di visione di Huawei Fit: la via di mezzo che convince a metà e Huawei Fit: la via di mezzo che convince a metà dal team editoriale con sede nel Regno Unito.

  • Huawei Fit
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Il nostro verdetto

Un po’ smartwatch, un po’ fitness band, tanta autonomia e materiali buoni ma anche tante occasioni mancate. Ecco perché il Huawei Fit non va oltre la sufficienza.

Pro
Autonomia di ottimo livello
Comodo e design azzeccato
Resiste all’acqua

Contro
Usabilità scomoda
Interfaccia da rivedere
Sensore dei battiti cardiaci poco preciso

Scheda tecnica
Display: 1.04’’ 208×208 pixel
Connettività: Bluetooth 4.2
Batteria: 80 mAh
Resistenza all’acqua: IP68
Peso: 35 grammi
Prezzo: 149 euro
Sito del distributore italiano: http://consumer.huawei.com/it/index.htm


 

 

 

 

 

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