Entertainment Featured home Streaming What Hi Fi

Google Play Music: vale ancora la pena abbonarsi?

Google Play Music: vale ancora la pena abbonarsi?

Nonostante YouTube Music incomba minaccioso, Google Play Music è un servizio di musica e video in streaming da tenere sott’occhio.

Proprio come il video ha ucciso le stelle della radio (o almeno così declamavano i The Buggles in Video Killed the Radio Star), YouTube Music è destinato a rimpiazzare Google Play Music. Non si tratterà però di una scomparsa scioccante e immediata, ma sarà un passaggio di consegne graduale e misurato, con gli abbonati che migreranno verso il nuovo servizio di Google solo quando questo avrà tutte quelle caratteristiche ingegnose e utili che Play Music ha accuratamente aggiunto nei suoi sette anni di vita.

Gli abbonati esistenti non devono quindi farsi prendere dal panico e chiunque cerchi la propria soluzione di streaming musicale mensile dovrebbe comunque dare a Play Music una possibilità, dato che probabilmente sarà accessibile ancora per un po’ di tempo. Inoltre, gli utenti di vecchia data non saranno abbandonati nel passaggio a YouTube Music. Le playlist e gli acquisti musicali verranno infatti migrati sulla piattaforma musicale di YouTube insieme al catalogo principale e quindi ci sono tutti i motivi per iniziare a utilizzare Play Music anche adesso.

Caratteristiche

Gogle Play Music è conforme allo standard dei 9,99 euro al mese per l’accesso al suo piano di streaming completo. Ciò significa fino a 10 dispositivi disponibili per un singolo account, sebbene sia possibile eseguire lo streaming su un solo dispositivo alla volta. Scegliendo il Piano Famiglia da 14,99 euro al mese, si passa invece a un massimo di sei membri della famiglia (o amici) e ognuno di essi può accedere a Play Music in modo indipendente sul proprio dispositivo. A livello di prezzi e piani in abbonamento siamo insomma in linea con quanto offerto da Spotify, Deezer e Apple Music.

Google Play Music: vale ancora la pena abbonarsi?

I non abbonati possono accedere gratuitamente alla parte Music Locker di Play Music. Ciò consente di caricare fino a 50.000 tracce nel cloud per l’ascolto tramite l’app Play Music su tutti i vostri dispositivi. Potete anche acquistare singoli brani a circa 1 euro ciascuno. Gli utenti americani possono godere dello streaming gratuito supportato da pubblicità (proprio come Spotify), ma questa opzione non è ancora disponibile in altri Paesi.

Non ci sono invece piani specifici per studenti come ci sono su Spotify e Apple Music, anche se un abbonamento a Google Play Music dà un accesso premium a YouTube Music; cosa utile visto che tutto verrà migrato comunque lì. In ogni caso, se volete provare il servizio prima di passare a uno dei due abbonamenti mensili, potete farlo gratuitamente per un massimo di 30 giorni.

Con le app per iOS, Android e un web player, Play Music è praticamente una piattaforma universale. Come parte della famiglia Google, troverete poi Play Music anche in Google Home, Android TV, Android Wear, Chromecast, Android Auto e anche Sonos e CarPlay. Comprensibilmente però, la versione di Android ci pare la migliore. Il contenuto è identico, ma ciò che appare un po’ scarno su iOS e nel browser web è un tripudio di colori sul sistema operativo mobile di Google. Detto questo, l’interfaccia utente non è perfetta nemmeno su Android e avere schede di navigazione più chiare ed esplicative su tutti i dispositivi sarebbe più utile.

Facilità d’uso

Play Music ha un catalogo di circa 40 milioni di brani e anche qui siamo bene o male in linea con altri servizi simili. La cosa bella, però, è che una ricerca su Play Music dà come risultato anche una sezione di video da YouTube che potete riprodurre direttamente dall’app. Quindi, anche se non esiste una versione MP3 di It’s Raining Tacos di Parry Gripp nella libreria di Play Music, possiamo goderci la versione video. È anche un modo eccellente per scoprire alcuni fantastici videoclip come Vossi Bop di Stormzy.

Google Play Music: vale ancora la pena abbonarsi?

Ci sono anche stazioni radio basate sulle vostre ricerche, artisti correlati e tutte le tracce, album, playlist e informazioni sull’artista. I podcast sono invece disponibili solo negli Stati Uniti per il momento. Potete poi esprimere un parere su una canzone con un pollice su o giù e creare playlist che possono essere rese pubbliche e facilmente condivisibili; tutte cose abbastanza standard per un servizio di streaming musicale nel 2019. L’home page viene focalizzata sulla vostra posizione, con suggerimenti basati su artisti che suonano in luoghi vicini a voi, sull’ora del giorno e su quanto avete ascoltato prima. Nuovi consigli musicali e le uscite più recenti sono in fondo alla lista.

Il menu laterale mostra alcune opzioni in più con le classifiche, un pulsante dedicato per le nuove uscite e un’accurata ricerca di stazioni radio. Potete sfogliare il catalogo per genere, stato d’animo, decennio e, soprattutto, attività. In questo modo il servizio vi suggerisce una scelta musicale a seconda che stiate guardando le stelle, facendo una grigliata con amici, cercando di rilassarvi o facendo attività fisica.

Anche utilizzando l’app per dispositivi mobili, Play Music dovrebbe iniziare a generare suggerimenti in base alla vostra posizione. Date il permesso di fare ciò e l’app dovrebbe riconoscere quando siete in palestra o andate al lavoro e, di conseguenza, suggerire musica appropriata. Tuttavia questa funzione non ha mai funzionato davvero durante il nostro test.

Il pulsante finale del pannello laterale è la scheda Raccolta musicale. Qui troverete non solo la vostra versione personalizzata del catalogo Play, ma anche tutti i brani che avete caricato o acquistato. Vale la pena notare che il limite di 50.000 tracce può consistere in qualsiasi combinazione di file MP3, AAC, WMA, FLAC, OGG o ALAC. L’unico servizio che offre più spazio di archiviazione sul cloud per le vostre tracce è Apple Music, che può contenere fino a 100.000 brani e caricare quelli che non avete già nel suo catalogo.

Google Play Music: vale ancora la pena abbonarsi?

Alla prova pratica però la funzione di caricamento di Play Music è piuttosto farraginosa. È fatta usando il web player e l’estensione Play Music Chrome, ma quando proviamo ad aggiungere più di un brano alla volta il tutto tende a bloccarsi, richiedendoci di ricominciare da capo. Una semplice ricerca online rivela che non siamo i soli a riscontrare questi problemi; se quindi lo spazio di archiviazione è un aspetto a cui guardate con grande interesse, vi consigliamo di cercare altrove.

Infine, come tutti i buoni servizi di streaming, Play Music consente anche di scaricare musica per la riproduzione offline, opzione ideale per viaggi in aereo o in metropolitana. L’unico limite al numero di brani scaricati è la quantità di spazio di archiviazione che avete sul tuo dispositivo, mentre su Spotify il limite è di 3333 brani per dispositivo.

Prestazioni

Indipendentemente da ciò che avete caricato, tutta la musica in streaming o scaricata da Play Music è codificata in MP3 a 320 kbps. Non sorprende quindi che la qualità audio sia simile a quella che otterrete dagli OGG di Spotify a 320kbps e dagli AAC 256kbps di Apple Music. Munitevi di un buon paio di cuffie o di uno speaker Bluetooth all’altezza e otterrete una buona quantità di dettagli. Tuttavia, ascoltando The Chain di Fleetwood Mac, gli alti sono un po’ “stoppati”, lasciandovi con un suono più caldo di quello che avrete da altri servizi. Questa relativa mancanza di brillantezza può togliere un pizzico di risalto ai piatti della batteria e lasciare le voci leggermente prive di espressività, come scopriamo ascoltando Guilty di Barbra Streisand.

Google Play Music: vale ancora la pena abbonarsi?

 

C’è qualcosa che manca anche nelle dinamiche rispetto ai servizi rivali, in particolare Apple Music, che utilizza bit rate variabili per fornire un po’ di punch extra quando necessario. Ascoltiamo Jungle Boogie dei Kool And The Gang e i diversi strumenti non sono così amalgamati tra loro come in altri servizi. Le pennate della chitarra ritmica sono dirette e incisive su Spotify, ma sono leggermente più distaccate su Play Music. Stiamo comunque parlando di differenze molto piccole visto che si tratta sempre e comunque di musica compressa. È solo quando si passa a stream lossless come quelli di Tidal che la differenza si fa davvero pronunciata. L’equalizzatore di Play Music permette di personalizzare l’ascolto ma solo sull’app Android, visto che questa funzione non è disponibile sui dispositivi iOS.

Verdetto

Anche se il tempo per Google Play Music potrebbe presto scadere, questo della grande G rimane un ottimo modo per ascoltare musica in streaming. Il problema è che il mercato dei servizi streaming è estremamente competitivo e Play Music non fa abbastanza per differenziarsi. La qualità audio è buona ma non spettacolare e uno dei suoi presunti vantaggi (la possibilità di colmare eventuali lacune nel suo catalogo con la musica caricata dall’utente) non funziona come dovrebbe. Detto questo, con Play Music avete un’interfaccia perfettamente utilizzabile, con un catalogo ampio ed extra piacevoli come l’accesso premium a YouTube Music.

© 2020, AF Digitale. Tutti i prodotti sono stati provati nelle apposite sale di ascolto e di visione di Google Play Music: vale ancora la pena abbonarsi? e Google Play Music: vale ancora la pena abbonarsi? dal team editoriale con sede nel Regno Unito.

© 2020, MBEditore, riproduzione riservata.


 

 

 

 

 

Pin It on Pinterest