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Google Home Mini – L’assistente minimalista si evolve

Google Home Mini concentra l’intelligenza di Google Assistant in un modulo piccolo e conveniente ma quanto potrebbe essere utile?

Da quando è stato messo in vendita per la prima volta nell’ottobre del 2017 Google Home Mini e l’Assistente Google incorporato hanno beneficiato di un certo numero di aggiornamenti e modifiche per essere maggiormente competitivi rispetto ad Amazon Echo o Amazon Dot.

Trailer britannico di Google Home Mini

C’è la potenzialità dei comandi vocali proprio come con Google Home, di fatto se si è già in possesso di un Dot o un Echo la Mini non offre nulla in più di convincente da giustificarne l’acquisto.

Google ha semplificato le cose rispetto al design di Mini, una sorta di sfera di plastica e tessuto senza bottoni visibili, a parte un cursore per silenziare il microfono nascosto nella parte posteriore. È disponibile in tre colori: grigio chiaro, grigio scuro o arancione rosato. Bello il tessuto su cui rimane il dubbio di come gestire polvere e sporco, specie si il posizionamento è in ambienti ‘difficili’ come per esempio la cucina.

Isabelle Olsson, Google’s Head of Industrial Design for Home, nel corso del lancio del prodotto a San Francisco, ottobre 2017. Photo: REUTERS/Stephen Lam

Solita attivazione tramite i comandi “OK, Google” oppure “Hey, Google” cui far seguire una domanda o un comando: per riprodurre musica, attivare o disattivare gadget domotici o per esempio controllare Netflix e YouTube sulla TV compatibile via Chromecast.

In buona sostanza anche con questo apparato ci si ritrova col potere di Internet a portata di voce.

Per impostazione predefinita la voce digitale dell’Assistente è femminile ma è sempre possibile passare alla maschile, è sufficiente attivare la modalità nella sezione preferenze dell’app Home Mobile. Di recente Google ha aggiunto altre opzioni vocali extra per l’Assistente, tra cui quella del cantante John Legend. De gustibus…

 

Ai pulsanti fisici l’Home Mini preferisce i controlli tattili: per regolare il volume si toccano i lati del dispositivo, oppure si preme lungo i lati per riprodurre e mettere in pausa la musica. I comandi touch hanno pro e contro, non sempre sono abbastanza reattivi e si rischia l’input non voluto.

In precedenza la Mini aveva anche funzionalità touch sulla parte superiore del dispositivo ma è stata rimossa e sostituita con la lunga pressione sui lati per un problema di registrazione continua indotta da touch involontario. Google ha risolto il problema e il concept di base è comunque legato alla gestione vocale del dispositivo piuttosto che con i controlli touch.

Suona bene per le sue dimensioni, design e colore lo integrano con l’arredamento dei casa ma forma e posizionamento delle spie da lontano potrebbero creare qualche problema nel capire a colpo d’occhio se il dispositivo è pronto per un comando, in particolare col modello grigio chiaro/gesso.

La ‘famiglia’ Google Home

Timbrica e dinamica non possono essere così performanti per gli evidenti limiti strutturali ma ci sono comunque riscontri positivi sulla qualità d’insieme: con Echo Dot la voce di Alexa è un po’ metallica e la riproduzione musicale è mezzo gradino sopra quella che si otterrebbe da uno smartphone singolo altoparlante. Per contro l’Home Mini restituisce l’Assistente Google con una forma più calda e naturale mentre l’ascolto di brani musicali resta limitato in pari misura.

La flessibilità vede l’impiego del Mini per trasmettere audio a qualsiasi altoparlante con dongle Chromecast Audio, può anche inviare il suono ad altri apparati tramite Bluetooth anche se ricordiamo l’assenza della connessione aux da 3,5 mm.

L’Assistente Google può inoltre distinguere voci diverse: Google ha primeggiato in questa funzione ma Amazon ha recuperato terreno mentre vi lasciamo immaginare cosa possa succedere col classico colpo di tosse nel momento sbagliato o peggio con chi riesce a imitare la voce altrui.

Connessione a Google Chromecast e possibilità di montaggio a muro

Interessante il contributo dell’Assistente Google per rafforzare le buone maniere con l’opzione che invita a usare un linguaggio educato (utile per i più giovani ma non solo), c’è la possibilità di mantenere il microfono attivo per impartire comandi multipli oltre al fatto che Google Home Mini può rispondere a due comandi pronunciati nella stessa frase. Questo al momento Alexa non può farlo.

Dulcis in fundo l’Assistente Google offre le potenzialità della funzione ‘Duplex’ di cui avevamo già recentemente accennato. Duplex è un esperimento che consente a Google Assistant di effettuare chiamate per completare semplici attività di prenotazione telefonica, utile specie per i diversamente abili.

Per ulteriori informazioni: link diretto al sito Google Home Mini.

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