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Covid-19 e segregazione hi-tech

Negozi chiusi, flessione dell’e-commerce, crisi di cinema, home video e musica, dilagante pirateria e scricchiolanti infrastrutture del Web per il Covid-19

Mentre il Governo Conte prosegue nei continui giri di vite rispetto all’iniziale decreto ‘Cura Italia’ contro il Covid-19, sono già trascorse le prime settimane di segregazione per tutto il Paese. Settimane in cui teoricamente sarebbe stato ancora possibile recarsi presso “Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici” e ancora “Commercio al dettaglio di apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati”. Misure transitorie per non lasciare la popolazione in maggiori difficoltà, evitare per esempio l’isolamento nei confronti di coloro che in casa l’unico mezzo di comunicazione che possiedono è il cellulare, che si tratti o meno di smartphone, il cui malfunzionamento causerebbe non pochi problemi.

È anche vero però che prima ancora che attraverso ordinanze regionali o nazionali la grande distribuzione organizzata ha anticipatamente tirato i remi in barca, in seguito a motivazioni che inizialmente parevano eccessive e che invece molto probabilmente hanno contribuito a salvare vite dal Covid-19. Stessa cosa ha fatto per esempio Unieuro, che ha chiuso tutti i suoi negozi diretti andando invece a rafforzare la parte web spingendo all’acquisto anche alla luce di condizioni molto più agevolate rispetto al passato. Mediaworld così come altre catene della GDO non hanno aspettato imposizioni di legge per agire nella medesima direzione, puntando tutto sull’e-commerce. Come al solito piattaforma e offerte rispetto a un colosso come Amazon raramente oggi come ieri riescono a spuntarla, se non attraverso finestre commerciali maggiormente aggressive quanto limitate nel tempo.

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Concorrenza con cui fare i conti non solo diretta ma anche indiretta, come da parte di Mediaworld nei confronti della catena di supermercati Esselunga, promozione come nell’ultimo volantino legata al cosiddetto “Home Sweet Work”, rivolta a chi vuole e può riorganizzare il proprio lavoro da casa con prezzi al ribasso su molteplici dispositivi fondamentali per lo smart working forzato. Offerta che non esclude prodotti di sopravvivenza psicologica, come una macchina per il caffè o di benessere personale come un purificatore d’aria. Il tutto con spedizione gratuita: corrieri, tempistiche e virus permettendo. La riflessione è proprio da qui che parte, con un pensiero rivolto a coloro che ancora oggi lavorano nella GDO all’interno di magazzini e depositi dove sono stoccate le merci, che proprio per questo restano potenzialmente più esposti al contagio rispetto a chi (bontà sua) resta a casa.


Lungi dallo sperare che tale situazione col Covid-19 si protragga per mesi, ogni giorno che passa i cambiamenti di queste settimane hanno sempre più il sapore di mutazioni sostanziali, parte di un’onda lunga di cui (ancora) non è possibile riconoscere forma e consistenza. Va da sé che almeno inizialmente le serrate dei punti vendita fisici abbiano portato a un’impennata delle vendite online, a beneficio di un pugno di individui come Jeff Bezos, il miliardario patron di Amazon che assieme ai suoi più stretti collaboratori forse non ha avuto sufficiente lungimiranza nell’immaginare l’escalation pandemica. Tanto meno le pesanti ripercussioni presso i propri hub logistici, dall’interno dei quali è sempre trapelato poco o nulla ma che nelle ultime ore sono sempre più cartina al tornasole di molteplici criticità. Assurdi i ritardi nelle applicazioni di provvedimenti in un momento di incalzante crisi sanitaria dove bisogna ancora passare per sindacati e tavoli di discussione, mentre sul piatto ci sono vite umane a rischio.

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All’interno di immensi capannoni sfortunatamente per qualcuno non albergano solo macchine e sistemi robotizzati ma lavoratori in carne e ossa, e così il “Sistema Bezos” ha preso lentamente a scricchiolare. Problemi nella sicurezza, consegne errate o parziali, grandi aree merci dove il personale ha incrociato le braccia. È quanto appena accaduto nel piacentino, dato che all’alba della seconda metà di marzo, quando è già stata ampiamente superata quota quattromila decessi solo in Italia, giunge voce che non siano ancora state prese tutte le giuste precauzioni. Una nota dei sindacati uniti in merito alla situazione recita: “dopo le tante richieste avanzate a tutela dei lavoratori abbiamo riscontrato la mancata integrale applicazione da parte di Amazon di quanto siglato tra governo e parti sociali. Eppure solo qualche giorno fa il Wall Street Journal riportava l’assunzione di centomila figure tra addetti ai magazzini e alle consegne per rispondere all’aumento della domanda. Parliamo del protocollo per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro”

“Riteniamo tale comportamento inaccettabile e pericoloso per la salute dei dipendenti e dei loro contatti esterni”. Detto ciò lo scorso 17 marzo è stato indetto uno sciopero a oltranza “… con l’astensione dal lavoro straordinario facoltativo e/o obbligatorio”. Ciò teoricamente ma speriamo anche praticamente fino al momento in cui non sarà aumentato il livello di protezione dei dipendenti. I rappresentanti dei sindacati e della sicurezza hanno avanzato richieste in merito ma il feedback non è stato dei migliori: “Non hanno distribuito le mascherine, non hanno proposto soluzioni per mantenere il distanziamento tra le persone che in alcune parti dell’impianto è davvero difficile rispettare, soprattutto non hanno alcuna intenzione di rallentare la produttività per tutelare la sicurezza dei lavoratori” ha dichiarato la sindacalista Elisa Barbieri. L’azienda però ha risposto di stare implementando le misure per arginare l’emergenza sanitaria Covid-19 aumentando la sanificazione degli ambienti, favorendo in primis le consegne di beni di prima necessità.

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Adeguarsi in fretta e sostenere la forza lavoro al meglio non è solo fondamento morale ma richiede soprattutto uno sforzo economico che va inevitabilmente a incidere sui profitti. Possiamo solo sperare si stia dando seguito alle necessità di chi è costretto a recarsi al lavoro per non perderlo, dato che non solo i corrieri per Amazon ma anche di altre aziende fino a qualche giorno fa sembravano in ridicole condizioni di ‘arrembaggio’ contro il Covid-19. Un corriere sprovvisto di mascherina e con guanti in lattice rotti in più punti ci ha lanciato una scatola dal furgone gridando “firmo io!”, mentre per esempio Bartolini racapitando anche sample hardware da 30 Kg era dotato di mascherina (seria) e guanti integri. Troppo presto per proiezioni in ambito ricaduta economica nel settore specifico, benché non occorra certamente essere delle cime per immaginare la zona recessione in cui ricadrà anche l’Italia, che se non ricorrerà a interventi mirati passerà più del dovuto prima di iniziare a “rialzare la testa”.

Andando più nel dettaglio resta poco chiaro cosa sia effettivamente o meno disponibile da parte di Amazon per prodotti non di prima necessità come per esempio l’ambito fisico tra DVD e Blu-ray. Gli ultimi ordinativi di Amazon ai fornitori dovrebbero essersi consumati all’interno della settimana chiusasi con venerdì 13 marzo, dopodiché il nulla. Una cospicua incetta di scorte a magazzino con evasione richieste al dettaglio tutt’ora (apparentemente) in corso, mentre se ora ci si recasse nella home page di Amazon.it in alto a desta una (troppo) piccola avvertenza ricorda che vengono privilegiate le consegne di cui “i clienti hanno più bisogno”. Stessa cosa per Amazon francese mentre il sito britannico o quello tedesco sino a questo momento non riportano alcunché, forse non sono semplicemente aggiornati. Attraverso un prodotto che stavamo tenendo d’occhio seguendone l’andamento del prezzo già a partire da inizio anno, ovvero la limited 4K di Scarface con statua, è indice di quanto sta accadendo in queste ore.

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Tralasciando le fluttuazioni di prezzo al di là del Covid-19, da 110€ a 77€ con rimbalzi da un giorno all’altro anche di 20/40€, il numero dei pezzi disponibili è sempre stato non inferiore ai 30, questo almeno fino a ieri. Da stamattina risulta “attualmente non disponibile” per cui, a meno che qualcuno non abbia acquistato l’intero stock, evidentemente è cambiata la gestione del magazzino e la conta dei pezzi tra reparti e/o fornitori chiusi, oltre alla scelta di dare priorità a beni che non siano di consumo emozionale. Un warning quindi ai collezionisti che contro tutte le bandiere non hanno alcuna intenzione di fermarsi, perché la speculazione è ora più che mai dietro l’angolo, forse anche peggio che con le introvabili mascherine FFP3. Lo stesso Scarface 4K limited ora su Amazon lo si trova in un unico pezzo in vendita a 300€(!) da terza parte, ma lo stato delle cose può indurre a scelte di ulteriore rincaro. Le Mans 66 di Walt Disney Studios HE, che fino a qualche giorno fa era venduto a 19,99€ la copia 4K su Amazon e IBS è risalito a 24,99€ e da li non si è più mosso. Su Amazon.it stessa sorte di Scarface che in queste ore risulta quasi del tutto esaurito, mentre è disponibile una sola copia a 34,99€ da terza parte, elemento che ora risalta maggiormente anche se comunque in passato venditori esterni affiliati Amazon hanno sempre condotto personali politiche di prezzo.

Gli eventi di settore saltano, il primo è stato il Mobile World Congress di Barcellona ma a chiudere tanti altri previsti da qui a maggio/giugno mentre per il momento tra i pochi a resistere c’è il Gamescom di Colonia, previsto verso fine agosto e al momento portabandiera del settore dopo l’annuncio dell’annullamento dell’E3 in California. Situazione che resta molto fluida, la conferenza annuale degli sviluppatori di Facebook che doveva tenersi a inizio maggio sarà quasi del tutto sostituita da conference call. Sempre a maggio l’evento di Google che avrebbe messo a confronto sviluppatori, produttori e stampa in merito all’universo Android è stato annullato, così come il Game Developers Conference che avrebbe raccolto gli sviluppatori di videogame.

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Un dato di fatto su tutti quello che restando a casa per il Covid-19 la stragrande maggioranza del popolo più o meno tech ci abbia dato dentro col Web, sfruttandolo come strumento per risollevarsi il morale. Occasione commerciale per la proprietà di Pornhub che ha visto bene di cogliere l’attimo aprendo gratuitamente le porte al servizio premium, gratuito per un mese agli italiani e a seguire anche spagnoli e francesi. Rete quindi in sovraccarico da parte di chi cerca lo svago nello streaming e nell’on demand tanto da costringere provider come Netflix, che sta vivendo un boom di abbonamenti, a bloccare la fruizione di materiale hi-res audio/video per non collassare. Rete che rischia la saturazione anche perché non sono pochi coloro che affidano a Internet il proprio divertimento videoludico tramite abbonamenti a canali di gaming messi in piedi dai colossi Microsoft e Sony Computer Electronic Entertainment, negli ultimi giorni +66% di carico di rete in Italia.

Rete che gli stessi produttori cinema stanno rivalutando come occasione per limitare i danni legati al fermo delle uscite nelle sale come confermato per esempio da Universal, che renderà disponibili on demand film in programmazione in sala. Venerdì 20 marzo negli States e in altri Paesi dove erano già usciti in sala sono infatti diventati disponibili in Vod i film The Invisible Man, Emma e The Hunt. Anche qui prezzi non esattamente a buon mercato attorno ai 18€ per una prima visione, finestra della durata di 48 ore attraverso le più comuni piattaforme tra cui iTunes, Google Play e Amazon Prime. Altri titoli di prossima uscita potrebbero beneficiare delle medesime finestre commerciali via Web e che senza prospettive a breve termine potrebbero non avere speranza di giungere in sala. Anche da questo punto di vista l’Italia non dispone di infrastrutture all’altezza della situazione, dove a vivere bene la rete sono pressoché solo coloro che vivono in zone ad alta densità demografica, dove è economicamente più producente fa correre la fibra. Aree al di fuori delle quali per avere un flusso dati con abbonamento flat pari a circa il 30% dei fatidici 100 Megabit occorre sborsare anche oltre 30€/mese.

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A rincarare la dose il periodo di grandi e piccole produzioni pronte ai nastri di partenza e li bloccate ormai da quasi due mesi: secondo il presidente di ANICA Francesco Rutelli “ci sono 70 titoli fermi: da Si vive una volta sola di Carlo Verdone ai Miserabili premiato a Cannes, solo dalla settimana antecedente lo stop e fino ai primi di aprile secondo il Dpcm potrebbero diventare 100 se si proseguirà con il blocco: il loro destino sarà complicato”. Certo complicato almeno qui da noi, dove fruirne in misura diversa e liquida sarà appannaggio di pochi, col rischio che i “biglietti staccati” siano ben poca cosa rispetto alla vera distribuzione in sala. Con i servizi di Svod, Vod e l’electronic sell-thru a svolgere l’ingrato compito di distribuzione all’interno di una piazza liquida dove sono ancor meno quelli abituati a sfruttarla in tal senso. Anche se ci troviamo in questa situazione di serrata generale da poche settimane, per hi-tech, web e cinema il danno economico Covid-19 resta al momento incalcolabile mentre il resto della filiera non sta certo meglio.

Spiace dirlo ma la serrata delle sale, dei negozi e ora anche (di parte) dell’e-commerce che da un giorno all’altro passa da 30 pezzi disponibili ad ‘attualmente non disponibile’ spingerà a fruire l’intrattenimento attraverso canali pirata, tra i pochi che quando si tireranno le somme (forse) avranno aumentato i margini di profitto. Tante le opere in corso di lavorazione ferme dalla pre fino alla post-produzione, dal prossimo Indiana Jones al nuovo Mission: Impossible, col set già operativo per giunta proprio in Italia. Lo stesso vale per la musica e gli eventi live, al momento ridotti a qualche sparuto concerto in streaming che non può certo avere il medesimo appeal di un momento di grande aggregazione e divertimento fronte palco.

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Stessa sorte anche per il settore Home Video, già di per se in pesante contrazione, con aziende ferme al palo in attesa che si superi il fatidico ‘picco’ di contagio. La speranza ovviamente quella che si riprenda al più presto la vita lavorativa dell’indotto che investe migliaia di lavoratori, così come per qualsiasi altro ambito dell’intrattenimento. Se così non fosse lo tsunami Covid-19 imporrà cambiamenti ancor più radicali che potrebbero stravolgere il mondo dell’hi-tech così come lo abbiamo conosciuto fino a gennaio 2020. Purtroppo nessuno resta fuori dalla “conta dei feriti”, così come per i produttori hardware e di componentistica audio/video, fin troppo legati a doppio filo all’industria dell’area asiatica, da dove questa maledetta pandemia Covid-19 ha avuto inizio.

© 2020, MBEditore – TPFF srl. Riproduzione riservata.

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