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ATC HDA-DP10: un DAP poco sofisticato ma diligente

ATC HDA-DP10

Non è certo uno dei player audio portatili migliori tra i 200 e i 250 euro, ma il DAP ATC HDA-DP10 si comporta discretamente con i generi musicali più disparati.

Da quando Apple ha “ucciso” il player musicale più famoso al mondo (l’iPod Touch ormai conta davvero poco per Cupertino), c’è stato un vuoto in attesa che un nuovo prodotto simile offrisse una facilità d’uso e prestazioni simili. L’ATC HDA-DP10, disponibile online a circa 230 euro, sembra il tipo di DAP portatile ideale per chi proprio non riesce a resistere alla “nostalgia da iPad”, grazie anche a quella rotella frontale in bella vista. Eppure, tra gli altri pulsanti fisici, la memoria espandibile e un DAC piuttosto sofisticato, questo player audio è tutto tranne che una semplice operazione nostalgica.

ATC HDA-DP10

Costruzione

Il DAP HDA-DP10 è circa la metà più basso di uno smartphone odierno ed è circa tre volte più spesso. Le sue superfici lisce sono piacevoli e sembrano ben proporzionate quando si tiene in mano il player. L’accensione avviene utilizzando il pulsante nella parte superiore del lettore e illumina il piccolo display da 2’’ con una risoluzione di 240 x 320 pixel (il minimo indispensabile). Sotto lo schermo ci sono quattro pulsanti: il primo e il quarto sono dedicati al controllo della riproduzione, mentre il secondo e il terzo servono per accedere rispettivamente al menu principale e alle impostazioni della musica.

La navigazione attraverso questi menu viene eseguita con la rotellina centrale, ma stranamente il volume viene gestito dai pulsanti sul lato destro. Sono tutti abbastanza reattivi, ma il click di ciascun pulsante suona un po’ plasticoso e talvolta il dito è incline a scivolare sulla rotellina. Infine, nella parte inferiore troviamo una connessione line-out, un’uscita da 3,5 mm e un interruttore per cambiare il guadagno da +3 dB a +6 dB a seconda della sensibilità delle cuffie che utilizzate.

Nel complesso questo design di ATC ci è parso un approccio un po’ disordinato e fin troppo “sparso” e influisce negativamente sull’usabilità del player, specialmente se confrontato con DAP nella stessa fascia di prezzo ma dotati di display touch come il Cowon Plenue D. Anche il software potrebbe essere più curato. Alcuni dei messaggi che compaiono quando il lettore si spegne (See You Soon!) o quando dovete ancora contrassegnare i brani come preferiti fanno apparire il player come poco raffinato considerando anche il prezzo.

Funzioni

A mantenere in esecuzione il player per 8-9 ore è una batteria da 2400 mAh, che va ricaricata tramite una connessione MicroUSB. Sebbene non sia presente alcuna memoria integrata, l’HDA-DP10 è dotato di una scheda MicroSD da 32 GB nella confezione capace di contenere circa 10.000 MP3. Il player permette comunque un massimo di 256 GB di spazio di archiviazione su due schede MicroSD ,che vanno inserite nei due appositi slot sul lato destro.

Naturalmente non si è limitati ai soli MP3. Sono infatti supportati anche file WAV, ALAC, AIFF e FLAC con risoluzione fino a 24 bit/192kHz, oltre ai DSD64. Tutti questi sono convertiti da digitale ad analogico attraverso un DAC AK 4490 a 32 bit.

Qualità audio

Dopo averlo riempito per bene con la musica più disparata, l’ATC HDA-DP10 si comporta in modo adeguato e non lesina sulla potenza di uscita, tanto che anche quelli con cuffie meno sensibili non dovrebbero avere problemi. Nothing Else Matters dei Metallica mette in mostra il meglio di questo player, ovvero la gamma bassa. Profondi, tonici, incisivi e mai slabbrati; i bassi sottolineano ogni colpo della batteria con forza e impatto, sia che si tratti di colpi singoli o dell’intero set che sta alla base delle chitarre.

L’HDA-DP10 dimostra di possedere anche un buon senso del timing, integrando il ritmo dei riff di chitarra con la velocità della batteria in modo naturale e incisivo. Non è così preciso come il Plenue D (che ci fa battere i piedi con molto meno sforzo), ma è comunque apprezzabile. Sensazione che ritroviamo anche in nella chitarra acustica di One di Ed Sheeran. Anche queste note vengono tenute separate dalla gamma media, pur fornendo un insieme coerente. La gamma di frequenze è ben bilanciata su tutta la linea e, tra l’entrata della batteria a metà brano, la voce delicata di Sheeran, la tenue chitarra acustica e la morbidezza degli archi, l’HDA-DP10 fa bene a lasciare che ogni elemento della canzone dica la sua.

Detto questo, vorremmo un suono più ampio e meno chiuso e ristretto. Ce ne accorgiamo ad esempio in Go Your Own Way dei Fleetwood Mac: là dove il Cowon ha un approccio rilassato che consente al suono di allungarsi e trovare il proprio spazio, l’HDA-DP10 è quasi trattenuto e non trasmette la stessa ampiezza del soundstage. Il Cowon gestisce meglio anche i cambiamenti di dinamica, rendendo l’HDA-DP10 relativamente piatto a un confronto diretto. Il modo in cui le voci si accendono nell’iconico inciso corale dovrebbe essere molto più intenso rispetto a quanto riesce invece a fare l’ATC.

Verdetto

Sul fatto che l’ATC HDA-DP10 suoni meglio del vostro smartphone non ci piove, ma gli manca ancora qualcosa per riuscire a impensierire alcuni dei suoi migliori contendenti. È potente e scende bene in gamma bassa, ma non eccelle né per quanto riguarda la dinamica, né per l’ampiezza o il dettaglio del messaggio sonoro. Aggiungiamoci un prezzo non dei più aggressivi e un temibile (e migliore) rivale come il Cowon Plenue D ed ecco spiegata la valutazione finale.

© 2018, AF Digitale. Tutti i prodotti sono stati provati nelle apposite sale di ascolto e di visione di What HiFi? e Stuff dal team editoriale con sede nel Regno Unito.

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