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8K, nessuno lo riconosce: quando comanda il marketing

8k

Uno studio condotto da Warner Bros su 139 partecipanti ha messo in luce come solo per pochi un video in 8K sia leggermente meglio di uno in 4K

Esiste un limite alla risoluzione che gli esseri umani possono discernere su uno schermo a una normale distanza di visione (senza insomma “bruciarsi” le retine) e aumentare la densità di pixel oltre tale limite non offre alcun vantaggio. Ma dove si pone esattamente questo limite? E i TV 8K offrono qualche vantaggio in termini di dettagli percepiti rispetto a quelli 4K in normali condizioni di visione?

Per rispondere a queste domande, Warner Bros, in collaborazione con Pixar, Amazon Prime Video, LG e American Society of Cinematographers (ASC), ha recentemente realizzato uno studio molto interessante per vedere se le persone coinvolte, tenute all’oscuro della risoluzione delle clip mostrate, potevano percepire delle differenze tra 4K e 8K con una varietà di contenuti.

I contenuti del test

I partecipanti al test hanno guardato sette clip senza compressione, in 8K-HDR10 e 4K/HDR10 e lunga circa 10 secondi. Due clip di Dunkirk (scan in 8K eseguito partendo da una pellicola 70 mm) includevano un primo piano su un personaggio e una panoramica della spiaggia. C’erano poi delle clip tratte dai pixariani Ribelle – The Brave e A Bug’s Life e presentate in 8K appositamente per il test. E poi ancora due clip della serie live-action di Amazon The Tick girate in 8K con camere Red Digital e un’ultima clip naturalistica girata da Stacey Spears di SpectraCal.

8K, nessuno lo riconosce: quando comanda il marketing

Dispositivi e procedure

Il TV scelto per i test è stato un LG OLED 88Z9 e tutte le clip sono state caricate su un PC Windows con una CPU i9 Intel a 18 core, SSD e GPU Nvidia 1080Ti. Un’interfaccia BlackMagic 8K Pro ha inviato il video tramite quattro collegamenti SDI 12G a quattro convertitori SDI-HDMI AJA Hi5-12G. Questi hanno poi inviato il segnale HDMI 2.0 a un Astrodesign SD-7075, che li ha convertiti in un singolo flusso HDMI 2.1 inviato al TV.

I file non compressi in formato DPX a 24 frame al secondo progressivo (24p) sono stati codificati con precisione a 10 bit in BT.2100 e hanno richiesto una velocità di lettura di almeno 3 GBs, motivo per cui era necessario un sistema hardware così potente. Al test, che è durato tre giorni, hanno partecipato 139 persone, con cinque partecipanti in ciascuna sessione della durata di circa 30 minuti. Due partecipanti erano in prima fila, a circa un metro e mezzo dal TV, e tre erano nella fila posteriore, a circa 2,7 metri dallo schermo. Giusto per far capire il contesto, secondo l’ITU (International Telecommunication Union) 2,1 metri è la distanza di visione media in casa, indipendentemente dalle dimensioni dello schermo.

Prima dell’inizio dei test, ogni partecipante è stato valutato per la sua acutezza visiva, anche perché lo studio sarebbe stato inutile se i partecipanti non avessero avuto la capacità di percepire certi dettagli. La maggior parte dei partecipanti (61%) ha ricevuto una valutazione di 20/20 o superiore (ovvero una vista nella norma o superiore), con il restante 39% che invece è risultato avere un’acutezza visiva leggermente inferiore alla media (20/10).

Risultati del test

Nella media di tutti i risultati le clip in 8K sono state classificate tra “leggermente meglio” e “quasi identiche” rispetto alle clip in 4K. Per i partecipanti con visione 20/20 o superiore in prima fila (e cioè a 150 cm da uno schermo da 88’’) il valore medio per alcune clip (non tutte) si è invece spostato leggermente a favore dell’8K. Fatto sta che in nessun caso i partecipanti hanno descritto la versione in 8K “migliore” o “decisamente migliore” di quella in 4K.

8K, nessuno lo riconosce: quando comanda il marketing

In certi casi, come mostra il grafico sottostante, alcuni (seppur in minoranza) hanno addirittura ritenuto migliori le clip in 4K. Questo, come spiegato dagli autori dello studio, si è verificato molto probabilmente perché, non potendo discernere reali differenze tra le versioni della stessa clip, alcuni partecipanti hanno tirato a indovinare e quindi una certa percentuale è finita a favore del 4K.

Ma allora vale la pena investire nell’8K?

Da questi test è emerso come l’aumento della risoluzione spaziale da 4K a 8K in condizioni di visione “tipiche” non comporta un miglioramento visivo significativo. Inoltre, una differenza percettiva dipende in qualche modo dal contenuto; in particolare, le classificazioni per la clip documentaristica di Stacey Spears si sono spostate un po’ più verso l’8K rispetto alle altre, probabilmente perché mostrano più dettagli e una fotografia più naturale e di impatto.

Forse la cosa più importante emersa dal test è che la differenza percettiva dipende dalla capacità visiva e dalla distanza di seduta dallo schermo. I partecipanti con una capacità visiva di 20/10 in prima fila hanno dato voti più alti alla versione 8K di A Bug’s Life e all’estratto documentaristico rispetto alle altre clip. Un aspetto che lo studio non ha affrontato è se la tecnologia di visualizzazione abbia qualche effetto sulla capacità di discernere chiaramente e con sicurezza materiale in 8K. I risultati sarebbero stati diversi se il TV fosse stato un LCD di Samsung o Sharp anziché lo strepitoso OLED di LG? Forse no, ma ci vorrebbe un secondo studio per valutare attentamente le differenze.

8K, nessuno lo riconosce: quando comanda il marketing
Come potete vedere, alcuni partecipanti al test hanno trovato il 4K addirittura migliore dell’8K

Fatto sta che dal test di Warner Bros esce l’idea che l’8K sia solo leggermente migliore del 4K in termini di dettagli percepiti e solo con una buona capacità visiva a una distanza relativamente vicina allo schermo. In caso contrario infatti il 4K è in grado di restituire già tutti i dettagli che la maggior parte dei consumatori può percepire.

Tutto ciò non significa che l’8K sia inutile o che produttori come Samsung, Sony, LG e Sharp stiano investendo in una tecnologia senza futuro e la stiano proponendo al pubblico come la “next big thing”, anche perché ricordiamo che il concetto di “meglio, leggermente meglio o decisamente meglio” è molto soggettivo e non esistono test empirici per valutare quanto una persona ritenga una cosa migliore rispetto alla percezione di un’altra persona.

Eppure, l’impressione è che, a differenza del passaggio dal Full HD al 4K, quello dal 4K all’8K non sia così significativo, se non appunto con certi contenuti, a una certa distanza (ma 150 cm da uno schermo con diagonale di 2,2 metri non sono uno scherzo) e con un’acutezza visiva nella media o superiore.

E non dimentichiamo che questi test sono stati fatti con una catena hardware di altissimo livello e con file non compressi, cosa quasi irriproducibile nelle nostre case (soprattutto per il discorso PC-convertitori) considerando poi anche la compressione video inevitabile in uno scenario di streaming che, assieme a quello satellitare, sembra al momento l’unica strada percorribile per la fruizione di contenuti in 8K vista l’assenza di un supporto fisico (ma anche in questo caso la compressione ci sarebbe ugualmente).

8K, nessuno lo riconosce: quando comanda il marketing

Se dopo tutte queste considerazioni vi state chiedendo se l’8K sarà un flop, non sappiamo francamente rispondervi. Potrà esserlo (come lo fu per i TV curvi e per quelli 3D) se la massa di consumatori non ne avvertirà la superiorità e l’utilità rispetto al 4K, ma potrebbe anche rivelarsi (se non proprio un successo) una naturale evoluzione del 4K, con tutto ciò che ne consegue per il mercato dei TV.

Tra qualche anno infatti non stupiamoci se i TV 4K saranno relegati a dove lo sono ora i TV Full HD, ovvero nella parte più bassa, per non dire “triste”, del mercato (i classici TV “da cucina” insomma) e se quelli 8K, con prezzi naturalmente più bassi di ora e diagonali mediamente più grandi, saranno invece i modelli mainstream. Il mercato si evolve (anzi, deve evolversi) e c’è poco da fare. Anche se per molti di voi il Full HD oggi basta e avanza (e chi ha ancora a casa un plasma Kuro ve lo può testimoniare), comprare oggi un TV a 1080p significa comprare un prodotto di bassissima qualità e allora tanto vale prenderne uno 4K di qualità decente anche se si sa già che il 4K lo si sfrutterà pochissimo.

Lo stesso avverrà quasi certamente con l’8K, perché anche se i contenuti continueranno a latitare i produttori spingeranno sull’upscaling dei contenuti a risoluzione più bassa. Ciò che davvero potrebbe frenare in qualche modo la diffusione dell’8K nelle nostre case rimane la dimensione media di un TV. Sotto i 65” infatti ha ben poco senso investire in un TV 8K, ma è impensabile che anche tra due o tre anni il mercato di massa si rivolga in massa a televisori così grandi, che rimarranno quindi , volenti o nolenti, modelli top di fascia alta (e quindi non mainstream) destinati a rimpiazzare gli attuali top di gamma 4K.

© 2020, AF Digitale. Tutti i prodotti sono stati provati nelle apposite sale di ascolto e di visione di 8K, nessuno lo riconosce: quando comanda il marketing e 8K, nessuno lo riconosce: quando comanda il marketing dal team editoriale con sede nel Regno Unito.


 

 

 

 

 

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